SETI RIPARTE DALLE NANE ROSSE

20 mila stelle per trovare ET

I ricercatori scandaglieranno migliaia di nane rosse, a frequenze tra 1 e 10 GHz, con la speranza di trovare segnali radio provenienti da civiltà aliene. Missione impossibile? Chissà!

6dishes_560px

Alcuni ricevitori dell’Allen Telescope Array, il radiotelescopio interferometrico del progetto SETI

L’Istituto SETI si rimette in gioco con una nuova sfida “extra” interessante. I ricercatori sono infatti di nuovo a caccia di segnali radio provenienti, chissà, da civiltà aliene. L’obiettivo, come sempre, è solo uno: provare la presenza di intelligenze extraterrestri là fuori, da qualche parte nell’Universo. Gli esperti del SETI scandaglieranno ben 20 mila nane rosse (scelte da una lista di 70 mila stelle) alla ricerca di questi segnali.

«Le nane rosse hanno ricevuto una scarsa attenzione da parte degli scienziati del SETI in passato», ha osservato Jon Richards. «Questo perché ricercatori ragionevolmente ipotizzato che altre specie intelligenti si troverebbero su pianeti orbitanti attorno a stelle simili al Sole». Evidentemente, non avendo trovato finora segnali che confermano questa teoria, i ricercatori devono allargare il loro punti di vista.

Alcuni pianeti nella zona abitabile delle nane rosse, seppur in rotazione sincrona con la loro stella, potrebbero davvero essere abitabili… almeno in teoria. Se su questi pianeti ci fossero oceani e un’atmosfera, il calore verrebbe stato trasportato dal lato illuminato a quello buio e quindi una frazione significativa del pianeta sarebbe abitabile. Secondo i dati raccolti gli ultimi anni, quasi la metà delle nane rosse analizzate avrebbe pianeti nella loro zona abitabile. E se ancora non bastasse, ricordiamo che tre stelle su quattro sono nane rosse, come ha ricordato Seth Shostak. Il trucco sta nell’osservare un gruppo preciso di stelle, quelle più vicine a noi, così l’eventuale segnale potrebbe essere più forte.

Le nane rosse sembrano essere il posto giusto dove cercare vita intelligente. Gli esperti ricordano che queste stelle sono miliardi di anni più antiche delle stelle simili al Sole e dunque, osserva Shostak, «sistemi più antichi hanno avuto più tempo per formare specie intelligenti».

I ricercatori stanno sfruttando le capacità dell’Allen Telescope Array: 42 antenne gestite dal progetto SETI, nella California del Nord, in grado di osservare tre stelle contemporaneamente durante ogni sessione. La ricerca dovrebbe durare due anni. Gerry Harp ha spiegato: «Esamineremo i sistemi scelti su più bande di frequenza tra 1 e 10 GHz. Circa la metà di quelle bande si trovano a “frequenze magiche”, situate cioè in porzioni del quadrante radio in qualche modo legate a costanti matematiche fondamentali. È ragionevole supporre che gli extraterrestri, volendo attirare l’attenzione, provino a generare segnali a frequenze speciali».

Per saperne di più:

  • Vai al sito del progetto SETI

Per conoscere Seth Shostak, guarda l’intervista che rilasciò nel 2010 a INAF-TV:

Fonte: Media INAF | Scritto da Redazione Media Inaf