PRIMA LUCE CON L’OTTICA ADATTIVA DI LUCI1

Occhio di Gatto per LBT

I sistemi di ottica adattiva FLAO+LUCI e ARGOS+LUCI del Large Binocular Telescope, il grande telescopio situato in Arizona e per un quarto di proprietà INAF, entrano in questi giorni a pieno regime. Adriano Fontana (INAF): «Con quest’ultimo risultato, LBT raggiunge performance al momento uniche nel panorama internazionale»

Scelta migliore non poteva esserci, come soggetto per la “fotografia” che sancisce la conclusione della campagna di commissioning del sistema d’ottica adattiva del Large Binocular Telescope (LBT). Il grande telescopio binoculare situato in Arizona, nato dalla collaborazione tra Italia (INAF), Germania e USA, ha infatti saggiato le capacità delle sue “pupille intelligenti made in Italy” – fondamentale è stato il contributo dell’INAF, in particolare dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, nella loro progettazione – volgendo lo sguardo verso NGC 6543, la cosiddetta Nebulosa Occhio di Gatto: una fra le più belle e conosciute nebulose planetarie dell’emisfero boreale. L’esito dell’osservazione, spettacolare non solo da un punto di vista strettamente tecnico, lo potete vedere nell’immagine composita qui sotto.

Dida

Immagine composita della nebulosa planetaria NGC 6543, nota come “Occhio di Gatto”, immortalata da LBT fra il 20 e il 21 di marzo con il sistema FLAO+LUCI1

«Con quest’ultimo risultato», dice il responsabile del centro italiano delle osservazioni di LBT, Adriano Fontana, dell’Osservatorio astronomico INAF di Roma, «tutti i tasselli sono andati al loro posto: gli strumenti per l’ottica adattiva di LBT si integrano insieme, consentendo al telescopio di raggiungere performance al momento uniche nel panorama internazionale».

«Con il nuovo sistema», commentano dall’Osservatorio di Arcetri Simone Esposito e Lorenzo Busoni, responsabili dello sviluppo dello strumento, «LBT permetterà di osservare i dettagli della struttura di molte galassie contemporaneamente, cosa non permessa da nessun altro telescopio. I test dimostrano che il sistema è maturo, che si può usare in maniera continuativa. La fase di sviluppo si può dire terminata, e può dunque avere inizio la fase d’osservazione scientifica, già programmata per la fine dell’estate prossima».

I nuovi strumenti, che si vanno ad aggiungere al sistema a singola stella naturale FLAO, sono ARGOS e la coppia di imager/spettrografi infrarossi LUCI1 e LUCI2. ARGOS è un sistema di laser a luce verde progettato per “sparare” stelle artificiali nel cielo sopra LBT, a circa 10 km di altezza. Stelle necessarie per il corretto funzionamento dell’ottica adattiva nel caso in cui, nel campo di vista sotto osservazione, non siano presenti stelle naturali sufficientemente brillanti. Non solo: se è vero che la singola stella naturale permette una correzione delle aberrazioni atmosferiche migliore, le luci artificiali create dal sistema laser consentono una correzione su un’area più estesa. Detto altrimenti, quanto a correzione, quel che si perde in qualità lo si guadagna nell’ampiezza del campo.

LUCI1 e LUCI2 sono invece le “pupille” – sensibili alla radiazione a infrarossa – previste per i due rami ottici di LBT e sviluppati da due istituti Max-Planck tedeschi. E proprio come avviene dall’oculista quando ci viene chiesto d’osservare la tavola optometrica con un occhio alla volta, anche gli scienziati e gli ingegneri del Large Binocular Telescope hanno misurato le prestazioni delle due pupille artificiali gemelle – o quasi: la camera N30 di LUCI2 ha l’ottica in metallo, quella di LUCI1 in vetro, e dunque prestazioni un po’ migliori – facendole spalancare prima l’una e poi l’altra. Entrambe con il sistema d’ottica adattiva, quello appunto che permette la correzione delle aberrazioni introdotte dall’atmosfera, in funzione. Sono partiti con LUCI2, e la settimana scorsa si è appunto concluso il test con l’eccellente performance di LUCI1.

Esito dell’esame? Nemmeno lo Hubble Space Telescope riesce ad arrivare così in basso, leggendo laggiù in fondo alla tavola optometrica dell’universo. Un occhio di lince – anzi di “gatto” – che promette per il 2017 di farci sognare.

Per saperne di più:

Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Malaspina