IL NUOVO CATALOGO DI SORGENTI X

Il cielo di ROSAT è più limpido che mai

2RXS, appena rilasciato dagli scienziati dell’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre (MPE), è la più profonda e dettagliata visione del cielo X nella sua interezza oggi disponibile, e contiene osservazioni di potenti buchi neri in fase di accrescimento, ammassi giganti di galassie, stelle attive e resti di supernova. Il commento di Patrizia Caraveo (INAF)

L'immagine mostra la distribuzione delle sorgenti del nuovo catalogo 2RXS in coordinate galattiche. La dimensione di ciascuna sorgente è proporzionale alla sua luminosità nei raggi X, mentre il colore è legato alla frequenza della radiazione emessa. Crediti: MPE

L’immagine mostra la distribuzione delle sorgenti del nuovo catalogo 2RXS in coordinate galattiche. La dimensione di ciascuna sorgente è proporzionale alla sua luminosità nei raggi X, mentre il colore è legato alla frequenza della radiazione emessa. Crediti: MPE

A guardarla, la prima impressione è quella di avere davanti agli occhi una variopinta tavolozza di un pittore contemporaneo, visti i colori decisamente fluo che compongono la scena. Ma per gli addetti ai lavori, la mappa ottenuta con il nuovo catalogo 2RXS appena rilasciato dagli scienziati dell’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre (MPE) è una vera miniera di preziose informazioni. Ogni singolo punto rappresenta infatti una sorgente celeste osservata nei raggi X dalla missione ROSAT tra il 1990 e il 1991. Tutti i dati di questo nuovo catalogo sono stati ora completamente rianalizzati e verificati da cima a fondo, per restituire la più profonda e dettagliata visione del cielo X nella sua interezza oggi disponibile.

A partire dal 1990, il satellite per astronomia nei raggi X ROSAT ha condotto la prima campagna osservativa profonda di tutto il nella banda di energia compresa tra 0.1 e 2.4 keV, riuscendo a far lievitare il numero delle sorgenti celesti di raggi X di circa 100 volte. L’idea che ha mosso i ricercatori dello MPE è stata quella di di migliorare l’affidabilità del primo catalogo, rianalizzando i file originali contenenti le informazioni sui fotoni registrati con un nuovo algoritmo di rilevamento avanzato e un processo di controllo completo.

Una caratteristica importante del nuovo catalogo è una valutazione statistica dell’affidabilità delle sorgenti. Grazie all’elevata sensibilità e basso rumore di fondo dello strumento PSPC di ROSAT, le sorgenti cosmiche di raggi X possono essere identificate grazie al rilevamento di solo pochi fotoni. Questi segnali sono talvolta difficili da distinguere tra fluttuazioni casuali, e il nuovo catalogo fornisce una valutazione di tale effetto, sulla base di dati simulati.

Il catalogo 2RXS contiene più di un semplice elenco di sorgenti: per quelle più brillanti ad esempio sono disponibili tre differenti fit spettrali, uno strumento utile per comprendere meglio la loro natura. Tra gli oggetti presenti ci sono potenti buchi neri in fase di accrescimento, ammassi giganti di galassie, stelle attive e resti di supernova. Con il nuovo catalogo, la comunità astrofisica ha ora un prezioso strumento in più per indagare questi oggetti.

«È un bellissimo esempio dell’importanza della “preservazione” dei dati astronomici che mantengono intatto il loro interesse anche dopo decenni» commenta Patrizia Caraveo, direttrice dell’Istituto di Fisica Cosmica dell’INAF di Milano. «Oggi, più o meno 25 anni dopo la fine della copertura del cielo fatta dal satellite ROSAT, i colleghi dello MPE hanno rianalizzato i dati applicando nuovi algoritmi per migliorare la qualità delle informazioni estratte. Il nuovo catalogo ROSAT sarà subito utilizzato da tutta la comunità astronomica perché costituisce un importantissimo punto di riferimento. Bisognerà aspettare la missione eRosita, il cui lancio è previsto nel 2017, per avere una nuova, e più profonda, copertura del cielo X. Fino ad allora, i vecchi dati ROSAT rimarranno dominatori incontrastati».

Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Galliani