LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE AL CNR

A Paola Santini il premio di giovane ricercatrice

Il Premio, istituito dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, è stato assegnato quest’anno a Paola Santini e a Gian Paolo Fadini. Paola Santini è un'astrofisica dell’INAF - Osservatorio Astronomico di Roma, Gian Paolo Fadini è un ricercatore presso il dipartimento di Medicina del Policlinico Universitario di Padova

21.10.2015, ore 17:00

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Sotto lo sguardo attento di Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei si è tenuta, nella sala Marconi del CNR, la cerimonia di premiazione del “Premio Giovani Ricercatori Italiani”. Il Premio, istituito dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, è stato assegnato quest’anno a Paola Santini e a Gian Paolo Fadini.

I protagonisti della giornata sono stati proprio i due vincitori che hanno raccontato i loro studi e trasmesso alla platea, presente in sala, la propria passione nel fare i ricerca. Mestiere — come ha spiegato Paola Santini — che le ha permesso di “guardare indietro nel tempo”. Paola Santini è un’astrofisica dell’INAF a Roma e da anni studia i segnali emessi dalle più antiche galassie che hanno popolato l’universo primordiale. Un’archeologa delle stelle, insomma, che getta lo sguardo direttamente sul passato remoto del nostro universo osservando la debolissima luce proveniente da galassie che si trovavano in epoche differenti dell’evoluzione cosmica. «Questo riconoscimento mi rende ancora più motivata a proseguire con passione la carriera da ricercatrice» commenta Paola Santini. «Il mio è un lavoro stimolante e affascinante, che si fa a contatto tutti i giorni con altri ricercatori altrettanto appassionati, cosa che rende questa professione ancora più piacevole. Purtroppo è anche un lavoro che si è costretti a fare in condizioni difficili, soprattutto per noi giovani che non sappiamo mai se il contratto ci verrà rinnovato di lì a pochi mesi. Sarebbe bello poter lavorare con la mente sgombra da questi problemi e totalmente dedicata alla ricerca. Penso che l’istituzione di questo premio sia un segno importante per promuovere la cultura della scienza in Italia, in particolare tra i giovani».

«Per anni ho fatto una doppia vita: al mattino in corsia con i pazienti e di notte nel laboratorio a fare ricerca». Non è una versione moderna di Dr Jekyll e Mr Hyde ma la storia di Gian Paolo Fadini, ricercatore presso il dipartimento di Medicina del Policlinico Universitario di Padova. Dal conseguimento della Laurea in Medicina nel 2004 si è sempre occupato di malattie del ricambio, in particolar modo le sue ricerche si sono rivolte, soprattutto, al diabete e alla sindrome metabolica. Il diabete è una malattia in continua espansione: oggi circa il 6% della popolazione italiana è affetta da tale malattia e si prevede che nel 2030 le persone diagnosticate con diabete saranno 5 milioni. I suoi studi riguardano in particolare il ruolo delle cellule staminali nelle complicanze cardiovascolari del diabete come aterosclerosi e ulcere diabetiche. L’obiettivo del suo team è quello di far convergere competenze e attività di ricerca di base con la ricerca clinica, sempre nell’ottica di identificare nuovi approcci diagnostico-terapeutici a beneficio del paziente.

La cerimonia di premiazione è stata anche l’occasione per fare il punto sullo stato della ricerca in Italia: «I governi che si sono succeduti in questi ultimi anni — ha affermato Luigi Nicolais, che presiedeva il premio in qualità di presidente del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica — non ci hanno fatto che ripetere che la ricerca e innovazione sono i motori dello sviluppo, ma nei fatti non si è visto molto. Bisogna decidere, insomma, se in Italia si deve fare ricerca o meno». «Bisogna stimolare l’opinione pubblica. Negli Stati Uniti i cittadini chiedono ai candidati alla presidenza il loro parere sui cosa ne pensano su temi scientifici, mentre noi siamo costretti a battaglie come quelle su Stamina e la sperimentazione animale. L’analfabetismo scientifico di questo Paese sta raggiungendo livelli preoccupanti. Non abbiamo perso la speranza. D’altronde chi è ricercatore ha sempre una nota di ottimismo e fiducia che porta sempre con sé», ha concluso Nicolais.