ESTATE DI LIBRI: ANNA GREGORIO

Planck è il satellite più bello

Costruire satelliti, istruzioni per l’uso. In un saggio divulgativo che parla anche ai ragazzi, l’associata INAF Anna Gregorio ci racconta come nasce un satellite, perché si tratta di un lavoro complicato e perché nonostante tutto è bellissimo ed entusiasmante

Anna Gregorio, "Il più bel satellite della mia vita. Alla ricerca delle origini dell'Universo", Scienza Express.

Anna Gregorio, “Il più bel satellite della mia vita. Alla ricerca delle origini dell’Universo”, Scienza Express.

Tempo d’estate. Complice la città che lentamente si svuota, e il lento fluire degli italiani verso le mete di vacanza, ci piace dedicare uno spazio del nostro quotidiano online ai consigli di lettura, diciamo così, da ombrellone. Perché la scienza è buona da leggere anche in vacanza.

Per voi siamo andati a recuperare un titolo di qualche anno fa ma non per questo meno attuale: Il più bel satellite della mia vita. Alla ricerca delle origini dell’Universo, edito da Scienza Express (pagg. 154, costo 15 euro). L’autrice è Anna Gregorio, fisica sperimentale e associata INAF. Con un linguaggio semplice e un tono quasi confidenziale Gregorio racconta una delle più emozionanti missioni degli ultimi anni, dedicata allo studio del fondo cosmico di microonde originato dal Big Bang 13,8 miliardi di anni fa: Planck (vedi MediaINAF).

Il satellite Planck è un orecchio teso verso l’origine dell’Universo, come suggerisce bene il sottotitolo del saggio. L’Italia ha partecipato da protagonista realizzando uno dei due strumenti a bordo: il Low Frequency Instrument. Partecipa al data processing center, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana. E anche il Principal Investigator è INAF.

Quello di Gregorio è il racconto in soggettiva dell’avventura Planck: l’esperienza di una persona che ha partecipato e ha vissuto le emozioni di Planck dall’interno, cercando di combinare la passione per la scienza con una normale vita familiare. Una vicenda che mostra che essere uno scienziato è una possibilità unica nella vita per le opportunità e le soddisfazioni che ti può offrire.

Come si costruisce un satellite? Gregorio lo spiega passo passo in un racconto zeppo di fisica spiegata con rigore e simpatia. Anzitutto Planck, e i satelliti in generale, sono sistemi complessi, miniaturizzati e molto costosi.

Complessi perché una volta lanciati devono far da sé, alimentandosi e pilotandosi in autonomia. Bei tempi quando prodi meccanici venivano spediti nello spazio a sistemare i guasti alle macchine! È successo con Hubble, una volta soltanto, e il conto spese alla NASA se lo ricordano ancora oggi. Miniaturizzati: serve ottimizzare gli spazi, costruendo una Ferrari sul telaio di una Cinquecento. Dannatamente cari: un satellite costa circa 50.000 euro al chilo, capirete da voi che tutto deve funzionare a meraviglia una volta messo in orbita.

Certo non sembra evidente cosa ci sia di tanto bello in un satellite come Planck. Ma la risposta non manca: l’emozione e il successo di aver portato a casa la più antica immagine disponibile dell’Universo, prova diretta del Big Bang, è il risultato più straordinario.

Parliamo del fondo cosmico a microonde, anche conosciuto come radiazione fossile. Misurare questa radiazione vuol dire guardare l’Universo come era alle sue origini, pochi istanti dopo l’inizio di tutto e rappresenta uno delle opportunità più interessanti per capire l’Universo in cui viviamo.

Anna Gregorio, impegnatissima in ufficio.

Anna Gregorio, impegnatissima in ufficio.

«Mi piace dire che Planck ha aggiunto un mattoncino nella comprensione del nostro Universo. Buffo però, ora conosciamo meglio la sua composizione ma la materia ordinaria, quella di cui siamo fatti, conta meno del 5% e tutto il resto è ignoto. Quasi il 27% di materia oscura e più del 68% di energia oscura. Sembra incredibile: tutti i progressi scientifici non ci aiutano ancora a capire il 95% dell’Universo!», ci spiega Gregorio, che abbiamo raggiunto telefonicamente. «Certo nessuno si fa intimorire e non ci resta che andare oltre, verso nuovi esperimenti. A questo punto se vi chiedete a cosa stia lavorando parte della comunità astrofisica capirete che la risposta è quasi ovvia: Euclid, la “Dark Mission”! Ed è anche ovvio a cosa stia lavorando io, se prima ho gestito le operazioni di LFI, adesso coordino le operazioni dei due strumenti di Euclid, NISP e VIS».

Euclid è la missione dell’Agenzia Spaziale Europea per lo studio di materia ed energia oscura. Con lancio previsto nel 2020, realizzerà una mappa della posizione di circa 10 miliardi di galassie, permettendo di studiare l’evoluzione dell’universo negli ultimi 10 miliardi di anni. A questa missione partecipano oltre 200 ricercatori italiani e INAF realizza i sottosistemi di due strumenti di bordo e ha la responsabilità del segmento di terra.

«Con Euclid costruiremo un’altra famiglia. E anche se non so se potrà essere così emozionante come con Planck, sarà sicuramente un’ avventura affascinante», prosegue Gregori. «La mia storia da astrofisica non può essere solo scienza pura ma anche tecnologia. CubeSat, i minuscoli satelliti cubici con lato 10 cm, sono diventati parte integrante della mia attività: con alcuni colleghi (e un piccolo contributo dell’Università) ho fondato una compagnia, PicoSaTs. Perché credo che la tecnologia satellitare sia pronta per, anzi, debba entrare nel modo comune: il cliente di PicoSaTs potrà scegliere il suo satellite ottimale e assemblarlo in modo indipendente o acquistare il satellite già pronto per essere lanciato. Ovviamente aspettiamo tutti voi!».