POTREBBERO ESSERCENE MILIONI

Cinque mostri sepolti nella polvere

Il telescopio spaziale NuSTAR ha individuato una popolazione di buchi neri supermassicci fino a oggi invisibili a causa della coltre di gas e polveri che li avvolge. Già se ne sospettava l’esistenza, ma i dati dicono che sono assai più luminosi e attivi del previsto. Anche astronomi INAF fra gli autori della scoperta

Una delle nove galassie finite nel mirino di NuSTAR, qui fotografata a colori dal telescopio spaziale Hubble.  Crediti: Hubble Legacy Archive, NASA, ESA

Una delle nove galassie finite nel mirino di NuSTAR, qui fotografata a colori dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: Hubble Legacy Archive, NASA, ESA

Questa volta non è stata fortuna. Sapeva dove cercare, la squadra d’astronomi – fra i quali anche ricercatori dell’INAF di Bologna e di Roma – guidata dalla Durham University. Fra le innumerevoli galassie con un punto interrogativo al centro, ne avevano selezionate nove: ottime candidate a ospitare un buco nero ciascuna – supermassiccio e in piena attività, ma nascosto agli occhi degli osservatori da un denso mantello di gas e di polveri. E ci hanno visto giusto, almeno per una buona metà del campione: è stato infatti registrato un segnale ad altissima energia, come solo un super buco nero può emettere, provenire da cinque delle nove galassie.

Ma se sono andati così a colpo sicuro, perché non se ne sono accorti prima? Il sospetto in effetti c’era, quello che mancava era lo strumento giusto. La densità della coltre che avvolge queste spaventose macchine trangugia-materia è tale da assorbire anche emissioni ad alta energia. Solo i raggi X più penetranti, quelli quasi al confine con i raggi gamma, riescono ad attraversarla. Nessuno dei satelliti per alte energia prima disponibili aveva però  rivelatori in grado d’intercettarli. Fino a quando, esattamente tre anni fa, la NASA non ha messo in orbita NuSTAR (Nuclear Spectroscopic Telescope Array), un telescopio spaziale con ricevitori capaci di catturare anche i raggi X più energetici, fino a circa 80 keV. Sufficienti, dunque, a smascherare questi buchi neri fino a oggi invisibili.

«Grazie alla NuSTAR siamo stati in grado, per la prima volta, di vedere chiaramente questi mostri, che prevedevamo nascondersi proprio lì, ma che standosene sepolti continuavano a sfuggirci», ha spiegato oggi al NAM2015 (il meeting annuale della Royal Astronomical Society) il primo autore dello studio (in uscita su The Astrophysical Journal), George Lansbury, ricercatore postdoc presso il Centre for Extragalactic Astronomy della Durham University.

E con buona probabilità questo non è che l’antipasto. «I quasars oggetto dello studio erano stati scelti sulla base di un’evidenza indiretta, poco più di un sospetto. Le osservazioni NuSTAR non solo confermano i sospetti, ma portano a pensare che ce ne siano molti più di quanti ce ne potessimo aspettare», dice infatti Andrea Comastri, direttore dell’Osservatorio Astronomico INAF di Bologna, fra i coautori dello studio. «Le implicazioni astrofisiche di questo risultato sono rilevanti: sorgenti di questo tipo già erano note nell’Universo locale e in galassie poco luminose, ma per la prima volta, grazie a NuSTAR, la ricerca di questi mostri sepolti si è potuta spingere a distanze maggiori e a luminosità più elevate».

Per saperne di più:

  • Leggi l’articolo “NuSTAR Reveals Extreme Absorption in z < 0.5 Type 2 Quasars”, di G. B. Lansbury (Durham), P. Gandhi, D. M. Alexander, R. J. Assef, J. Aird, A. Annuar, D. R. Ballantyne, M. Balokovic, F. E. Bauer, S. E. Boggs, W. N. Brandt, M. Brightman, F. E. Christensen, F. Civano, A. Comastri, W. W. Craig, A. Del Moro, B. W. Grefenstette, C. J. Hailey, F. A. Harrison, R. C. Hickox, M. Koss, S. M. LaMassa, B. Luo, S. Puccetti, D. Stern, E. Treister, C. Vignali, L. Zappacosta e W. W. Zhang