INTERVISTA AL SENATORE FABRIZIO BOCCHINO

«I precari core business della ricerca»

Ultima giornata del congresso SAIt. A chiudere i lavori il vicepresidente della VII Commissione permanente in Senato (Istruzione pubblica, beni culturali). L'occasione per fare il punto sulla ricerca italiana e il punto di vista della politica parlamentare

Il senatore Fabrizio Bocchino, gruppo misto, vicepresidente VII Commissione Senato

Il senatore Fabrizio Bocchino, gruppo misto, vicepresidente VII Commissione Senato

Ultima giornata di congresso per la Società Astronomica Italiana. I lavori della 59° edizione si sono conclusi con un seguito dibattito a cui ha partecipato il senatore Fabrizio Bocchino, vicepresidente della VII Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali). Al centro del talk i recenti provvedimenti su Università e ricerca e le prospettive future. Una tematica questa – come sappiamo – molto sentita soprattutto di recente dai precari, non solo dell’INAF, ma in generale di tutti i comparti del settore dell’impiego pubblico, soprattutto viste le sempre più crescenti voci di accorpamenti intra e inter enti.

Tante le domande che riceve ogni giorno da ricercatori, peraltro suoi colleghi in INAF, precari e non. Quali le preoccupazioni maggiori?

«Le questioni del personale sono di primaria importanza, vengono percepite come drammatiche e in realtà lo sono. In INAF e in tutti gli enti pubblici di ricerca abbiamo un precariato devastante che è assolutamente superiore ad altri comparti sia pubblici che privati. Abbiamo precari che si occupano del core business dell’ente, cioè della ricerca, mentre questo è proibito nel settore privato. Questo è sicuramente il più grande problema che hanno gli enti di ricerca in Italia ed anche nelle università la situazione non è molto differente».

Quali le proposte portate avanti dalla commissione a cui appartiene?

«La richiesta è quella di un Piano Straordinario di Assunzioni, che prevedere l’immissione in ruolo di una parte dei precari. Questa è la richiesta e quanto in VII Commissione abbiamo deliberato con la risoluzione approvata a ottobre 2014 che impegna il Governo a proporre un piano di assunzioni. Questo ancora non si è verificato e noi cerchiamo, secondo le nostre possibilità e prerogative, di attuare quanto proposto perché effettivamente rappresenterà un passo in avanti nell’ambito del precariato».

Si parla di riordino degli enti di ricerca e tra le ipotesi c’è quella dell’accorpamento degli enti in un super CNR o la creazione di un super INFN. Quale l’opinione del Parlamento?

«Effettivamente c’è il timore che gli enti perdano la loro autonomia riversandosi in un istituto di fisica o in un super CNR. Da questo punto di vista, dal Governo e dal Parlamento non c’è nulla di ufficiale e non ci sono atti presentati. Secondo le voci che circolano, la maggior parte del governo vorrebbe operare una riorganizzazione degli enti pubblici di ricerca, ma non ho dettagli per poter parlare di questo. Di certo posso dire che mi opporrò, perché il provvedimento andrà a ledere la mission scientifica di ogni ente coinvolto soprattutto se si procederà agli accorpamenti come è stato fatto in passato (come l’INEA col CRA). Gli errori sono stati fatti soprattutto perché non è stata consultata la comunità scientifica di riferimento con il solo obiettivo di mero risparmio. Risparmio relativo perché vengono tagliati solo i gettoni di presenza nei CdA. Posso dire di essere contrario alla politica degli accorpamenti perché non vengono fatte con le dovute cautele.

Qual è la sua opinione sulla costituzione dell’INAF – Osservatorio di Radio Astronomia (ORA)?

«Premetto che io sono uno strenuo difensore del principio di autonomia, indipendenza e terzietà degli Enti Pubblici di Ricerca, i quali hanno il diritto di effettuare gli interventi interni che ritengono più opportuni per ottimizzare il loro funzionamento e realizzare la loro missione. Nel caso dell’ORA inoltre, un’apposita commissione si è occupata di consultare le comunità scientifiche conivolte, e questo è un metodo giusto, che deve essere usato sempre quando si progettano delle riorganizzazioni, insieme ad un’accurata analisi dei costi/benefici. Tuttavia, vi sono delle discussioni ancora aperte relativamente alla sede della direzione centrale dell’ORA. Io credo che in questa discussione debba essere coinvolta la Regione Sardegna che ha contribuito alla realizzazione della più grande facility dell’ORA, cioè l’SRT, e che ha mostrato interesse a continuare ad erogare dei contributi per la gestione ed i servizi di questo strumento di punta della radioastronomia italiana ed internazionale. Un eventuale disimpegno della Regione sarebbe certamente negativo, specie in tempi di vacche magre per quanto riguarda i finanziamenti».

Dal Parlamento alcune buone nuove sembrano arrivare, come l’emendamento passato nel decreto legge “Madia” n. 90/2014 (convertito in legge 114/2014).

«Sono il primo firmatario dell’emendamento, ma è stato condiviso con Pd, Lega Nord, Forza Italia. Ci sono due linee. Introdurre alcuni elementi di statuto giuridico dei ricercatori, in particolare quelli che riguardano la Carta europea del ricercatore sugli aspetti dell’autonomia professionale, l’indipendenza e la libertà di ricerca. Il secondo aspetto è lo “scorporo” dalla Pubblica Amministrazione, anche se non è giusto parlare di scorporo perché non si esce dal pubblico impiego. La volontà è quella di introdurre norme più snelle sulle regole e procedure, assunzioni, gestione del budget, acquisti e missioni. Insomma realizzare la mission scientifica dell’ente con un’eccezione culturale proprio per il comparto della ricerca. Vorrei che la ricerca venga trattata in modo distinto dagli altri comparti pubblici. Rimaniamo pubblici perché per la ricerca è garanzia di indipendenza e terzietà, però dobbiamo avere delle eccezioni e snellire le regole».