PRIMA MAPPATURA GLOBALE E TETTONICA

Vesta: geologia di un asteroide

Colpito ripetutamente da meteoriti di grande dimensione: Vesta si mostra a colori nella prima e completa mappatura geologico tettonica della superficie, ottenuta grazie alle immagini raccolte dalla missione NASA Dawn in orbita attorno all’asteroide fra giugno 2011 e settembre 2012

     18/11/2014
La nuova carta geologica di Vesta, particolare. In colore marrone la superficie più antica e più pesantemente devastata da crateri da impatto. In viola e azzurro rispettivamente i crateri Veneneia e Rheasilvia (le sfumature scure sotto la linea equatoriale evidenziano l'interno dei bacini). In verde e giallo recenti frane di materiali in prossimità dei crateri. Crediti: NASA / JPL-Caltech / Arizona State University.

La nuova carta geologica di Vesta. In colore marrone la superficie più antica e più pesantemente devastata da crateri da impatto. In viola e azzurro rispettivamente i crateri Veneneia e Rheasilvia (le sfumature scure sotto la linea equatoriale evidenziano l’interno dei bacini). In verde e giallo recenti frane di materiali in prossimità dei crateri. Crediti: NASA / JPL-Caltech / Arizona State University.

Un grazie a tutti e 14 i ricercatori guidati da David Williams della School of Earth and Space Exploration della Arizona State University. Sono loro i primi a regalarci una mappatura geologico tettonica in HD della superficie dell’asteroide Vesta. Un patchwork di immagini, raccolte dalla missione NASA Dawn in orbita attorno all’asteroide fra giugno 2011 e settembre 2012, che racconta il tempo profondo del corpo celeste, colpito ripetutamente da meteoriti di grande dimensione.

«Ci sono voluti due anni di lavoro per completare la mappatura geologica di Vesta, ora abbiamo una ricostruzione temporale della geologia di un asteroide utile per un confronto con pianeti e satelliti naturali», commenta Williams.

Immagini ad alta risoluzione e una vista della superficie con dettaglio senza precedenti hanno permesso di scoprire come l’asteroide sia stato nel passato teatro di violenti eventi da impatto: i più grandi sono ancora ben visibili nei grandi crateri di Veneneia e Rheasilvia, memoria di un passato burrascoso che non ha uguali se non in un recente cratere, noto come Marcia.

Gli scienziati che si sono occupati della mappatura – a guidare le operazioni insieme a David Williams anche R. Aileen Yingst del Planetary Science Institute di Tucson, in Arizona, e W. Brent Garry del Goddard Spaceflight Center NASA a Greenbelt, Maryland – hanno studiato le caratteristiche superficiali dell’asteroide per sviluppare una cronologia relativa degli eventi geologici. Poi, cratere per cratere, frattura per frattura, hanno ricostruito l’ordine esatto degli eventi.

«Di solito lavoriamo con campioni di roccia lunare raccolti decine di anni fa dal programma spaziale Apollo. Si tratta di esemplari che datano in modo certo i grandi impatti lunari. Il difficile è stato ricavare da qui un modello paragonabile al resto del Sistema Solare», spiega Williams.

Nel caso di Vesta, gli scienziati hanno sviluppato modelli differenti per datare la superficie. Uno è basato sulla frequenza degli eventi da impatto sulla Luna, l’altro sulla frequenza degli impatti sugli asteroidi. Applicando i due modelli a Vesta, i geologi hanno concluso che la crosta superficiale (vedi MediaINAF) si sia comunque formata prima dell’impatto che ha dato origine al cratere Veneneia, la cui età è stimata fra i 2,1 miliardi di anni (se ci affidiamo al modello asteroidi) e i 3,7 miliardi di anni (modello lunare). Più giovane ancora il cratere Rheasilvia che, con lo stesso criterio, oscilla fra 1 e 3,5 miliardi di anni.

«Sul cratere Marcia è difficile fare una previsione certa», conclude Williams. «Le nostre migliori stime suggeriscono un’età compresa tra i 120 e i 390 milioni di anni».