ANCHE LA NASA SI INTERROGA

Quanto vale la scienza della Stazione Spaziale?

Consapevole che la Stazione Spaziale Internazionale non ha ancora raggiunto il massimo delle sue potenzialità scientifiche, la NASA ha messo in atto una serie di azioni, anche per rispondere alle critiche sulle scarse ricadute nella vita quotidiana.

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Un modulo per esperimenti scientifici in microgravità sulla Stazione Spaziale Internazionale. (NASA)

Con la recente decisione di estendere di ulteriori quattro anni, fino al 2024, la vita della Stazione Spaziale Internazionale, il governo statunitense ha fornito quella prospettiva necessaria agli investimenti privati nel settore aerospaziale. Nell’opinione di John Holdren, principale consigliere scientifico del presidente Obama, l’estensione dovrebbe anche aiutare la NASA ad ottenere un grande ritorno scientifico all’ingente investimento economico: 100 miliardi di dollari comprese le missioni Shuttle, più 3 miliardi di dollari all’anno di costi operativi. La stazione, ha dichiarato Holdren, “si sta dimostrando un laboratorio incredibilmente flessibile.”

Nonostante il supporto delle “alte sfere”, c’è che si dimostra dubbioso sul fatto che la casa comune dello spazio abbia raggiunto il massimo delle sue potenzialità scientifiche. E’ il caso di Keith Cowing, astrobiologo, ex dipendente NASA e promotore del sito NASA Watch, secondo cui l’agenzia ha molto da recuperare in termini di pieno utilizzo della capacità scientifica della stazione spaziale. D’altra parte la stessa NASA ha condotto lo scorso anno un’indagine interna per capire che esito avessero dato gli sforzi per massimizzare la ricerca sulla stazione spaziale. Nel rapporto stilato dall’ispettorato generale dell’agenzia emergono luci e ombre. Se da una parte è riscontrabile che la NASA ha in generale aumentato il livello delle attività scientifiche (tempo e spazio allocato, numero di ricerche), permangano delle criticità su quanto questo laboratorio spaziale sia “attraente”, in particolare per investitori privati.

Molte delle ricerche condotte finora sulla ISS hanno riguardato la salute degli astronauti, in coerenza con gli obbiettivi progettuali della missione. Più di 200 viaggiatori spaziali hanno visitato la stazione dal 2000 a oggi, fornendo ai ricercatori una vastissimo campione per lo studio sui rischi dell’esposizione alle condizioni spaziali, dall’atrofia muscolare ai problemi di vista, fino al danneggiamento generale del sistema immunitario. Uno studio irrinunciabile per l’agenzia spaziale, essenziale per progettare le prossime missioni umane su Marte, ma che inevitabilmente lascia il fianco alle critiche: astronauti a parte, che beneficio pratico traggono i restanti 7 miliardi di abitanti della Terra? La NASA ha risposto con la pubblicizzazione dei migliori 10 risultati di ricerca che sono scaturiti da esperimenti condotti sulla stazione, che vanno dallo sviluppo di un trattamento per l’osteoporosi al controllo della qualità dell’acqua dallo spazio, e la realizzazione di un video sui benefici per l’umanità della stazione spaziale.

Una strada che la NASA ha intrapreso nel 2011 per utilizzare meglio la stazione è stata di affidare a un gruppo non profit, il CASIS (Center for the Advancement of Science in Space), la gestione della parte di stazione spaziale riservata come laboratorio nazionale statunitense, cercando di attrarre investimenti privati. Ma il CASIS, soprattutto per problemi organizzativi, non ha finora brillato per efficienza ed è riuscito a portare sulla stazione il primo carico scientifico “sponsorizzato” solo pochi giorni fa con la capsula Cygnus.

Il principale ostacolo è, manco a dirlo, il costo. Il prezzo da pagare per portare un esperimento a bordo della stazione può superare i 250.000 dollari, una cifra quanto meno scoraggiante per molti istituti di ricerca. Un problema più basilare è l’interesse, nel senso che si faticano a trovare ulteriori esperimenti per cui l’ambiente di microgravità fornito dalla stazione spaziale sia veramente ripagante, come può esserlo, ad esempio, per la crescita di cristalli. Il CASIS sta cercando di coinvolgere un grande numero di ricercatori, compresi quelli interessati all’osservazione della Terra, per spiegare le potenzialità del laboratorio orbitante. “E’ arrivata l’ora in cui dobbiamo realmente mostrare il valore di questa risorsa,” ha detto in proposito Duane Ratliff, direttore operativo del CASIS.