A DUECENTO ANNI DALLA MORTE

Il Sant’Elmo di Rizzi Zannoni

Le celebrazioni del bicentenario della morte di Rizzi Zannoni. Il 24 gennaio sarà posta nel castello di Sant'Elmo a Napoli una targa per ricordare le osservazioni che compì dal 7 al 24 gennaio del 1782

Ritratto di Rizzi Zannoni

Ritratto di Giovanni Rizzi Zannoni

Per aprire le celebrazioni del bicentenario della morte di Rizzi Zannoni, il 24 gennaio sarà posta nel castello di Sant’Elmo a Napoli una targa per ricordare le osservazioni che compì dal 7 al 24 gennaio del 1782, proprio dalla garitta settentrionale di Sant’Elmo, per la costruzione della nuova carta geografica del Regno di Napoli. Queste furono le prime misure di coordinate astronomiche di grande precisione fatte a Napoli per la costruzione di una carta topografica a grande scala.
La figura e la produzione scientifica fanno di Rizzi Zannoni uno scienziato europeo di grande prestigio. Esperto geografo, abile nel maneggiare gli strumenti scientifici e membro di autorevoli accademie scientifiche – da quella di Gottinga all’Accademia Elettorale di Baviera, da quella di Altdorf all’Accademia Galileiana di Padova – Rizzi Zannoni fu un esempio del nuovo modello di ricercatore esaltato dagli enciclopedisti che privilegiavano il profondo rapporto tra pensiero scientifico e sapere tecnico, tra ricerca teorica e arti applicate contro soprattutto gli spiriti più tradizionali e gli apparati statali che a quel tempo ritenevano “gli studi sperimentali come dilettosi passatempi, utili tutt’al più a tenere impegnati gli spiriti più fini e lontani dalla sedizione”.

Giovanni Antonio Rizzi Zannoni ha un “cursus studiorum et honorum” del tutto originale e alquanto estraneo alla modalità di formazione degli scienziati nell’Europa di metà Settecento. Nato a Padova nel 1736, Rizzi Zannoni studiò da autodidatta la geografia sui libri di Eulero e Bernoulli, stimolato dalle lezioni del fisico Giovanni Poleni (1685-1761). Lasciò ben presto la sua città e, seguendo la sua grande passione scientifica, viaggiò in tutta Europa con un buon numero di strumenti tra i quali un ottimo quadrante di Ramsden e uno tra i primi cannocchiali acromatici prodotti da Dollond. Le sue accurate osservazioni topografiche lo accreditarono tra i maggiori cartografi del tempo. Nel 1753 preparò una carta dell’intera Polonia e negli anni successivi lavorò in Svezia, in Danimarca, in Prussia e poi in Francia. La fama internazionale che circondava Rizzi Zannoni gli procurò ruoli di primo piano anche a Parigi: capo del Dépôt des Cartes et Plans de la Marine, e direttore del Bureau Topographique pour la Demarcation des Limites.

Tornato a Padova nel 1776, Rizzi Zannoni concepì il grandioso progetto di eseguire una carta generale d’Italia su basi astronomico-geodetiche. Inoltre con lo scienziato milanese Paolo Frisi (1728-1784), uomo cosmopolita e illuminista noto per i suoi studi sulla luce e l’elettricità, si dedicò alla costruzione di una carta della Lombardia. Gli astronomi di Brera, però, ritennero la strumentazione di Rizzi Zannoni inadeguata e tale progetto sfumò rapidamente. Nel 1780 completò le misure per la grande “Carta del padovano co’ suoi fondamenti“, in scala 1:20.000, e l’anno successivo fu chiamato a Napoli per dirigere il primo laboratorio cartografico degli stati italiani, antesignano dell’Istituto Geografico Militare, con finalità sia civili e amministrative che militari, e per costruire una moderna carta geografica del regno. Il grandioso lavoro durò circa trent’anni producendo il famoso “Atlante geografico del Regno di Napoli” in 32 fogli in scala 1:114.545. Completata nel 1812, la carta geografica di Rizzi Zannoni rappresentò il primo tentativo di realizzare per le regioni meridionali una cartografia a grande scala misurata geodeticamente e non più basata soltanto su elaborazione di precedenti mappe.

Appare quindi naturale che alle celebrazioni promosse dal Prof. Vladimiro Valerio, maggiore studioso della vita e delle opere di Rizzi Zannoni, abbiano aderito una molteplicità di istituzioni italiane a cominciare dagli Osservatori Astronomici di Brera, Capodimonte e Padova, e poi l’Accademia Galileiana e l’Accademia Pontaniana, gli Archivi di Stato di Milano, Napoli, Padova e Venezia, le Biblioteche Ambrosiana, Marciana, Nazionale di Napoli e del Seminario Vescovile di Padova, il Centro Italiano per gli Studi Storico Geografici, l’Istituto Geografico Militare e l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la Società Geografica Italiana e la Società Napoletana di Storia Patria, la Soprintendenza ai Beni Architettonici di Napoli e Provincia e la Soprintendenza speciale per il Polo Museale di Napoli, dall’Unione Astrofili Napoletani all’Associazione Culturale Roberto Almagià. Grande, quindi, l’entusiasmo del Prof. Valerio che ha voluto fortemente queste celebrazioni e che è riuscito a trasmettere la sua energia a tutti i soggetti coinvolti: “le adesioni sono giunte immediate perché tutti abbiamo visto nella realizzazione del progetto il conseguimento di un importante obiettivo per la valorizzazione della nostra cultura e dei nostri beni culturali”.

il lato nord del castello con la garitta usata da Rizzi Zannoni, (1781 ca.)

In primo piano la garitta nord di Castel Sant’Elmo usata nel 1782 da Rizzi Zannoni per le sue prime osservazioni a Napoli.
Stampa tratta dal volume: Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile (1781-1786)

Per gli Osservatori di Brera, Capodimonte e Padova si tratta di un ulteriore motivo per sottolineare che oggi come due secoli fa – Toaldo, Cassella, Oriani e Zuccari stanno a testimoniarlo – vi è la medesima esigenza di lavorare insieme per il raggiungimento di risultati scientifici di valenza internazionale. Iniziative culturali come queste servono a istituzioni così ben radicate sul territorio per far conoscere gli importanti contributi dati all’astronomia e valorizzare lo straordinario patrimonio strumentale e documentale antico che conservano, avvicinando al fascino dell’osservazione del cielo platee di pubblico sempre crescenti.
L’entusiastica partecipazione alle celebrazioni zannoniane sono per Massimo Della Valle, direttore della Specola napoletana, “un’occasione per riaffermare la consolidata collaborazione con le più prestigiose istituzioni culturali napoletane: i musei di Sant’Elmo e San Martino, l’Archivio di Stato, la Biblioteca Nazionale e la Società Napoletana di Storia Patria, per citare solo quelle impegnate in queste celebrazioni, con le quali sono attivi da tempo significativi progetti culturali, a partire da quelli realizzati per il bicentenario dell’Osservatorio, per promuovere la valorizzazione e la fruizione dell’immenso patrimonio culturale che esse esprimono. Nel corso dell’anno celebreremo il cartografo di Padova anche a Capodimonte dove conserviamo una sua carta geografica e uno degli strumenti della collezione del Principe Spinelli di Tarsia con i quali lo studioso padovano compì le misure a Sant’Elmo”.
Anche l’Osservatorio di Padova ha aderito con convinzione all’iniziativa promossa dal prof. Valerio, dice Massimo Turatto, direttore dell’Osservatorio di Padova. Padova non solo diede i natali a Giovanni Antonio Rizzi Zannoni ma la nostra Specola ebbe lo studioso tra i suoi primi frequentatori. Egli strinse uno stretto legame con Giuseppe Toaldo, primo direttore della Specola, tanto che alla sua partenza per Napoli, nel 1781, egli fece dono al nostro Osservatorio della sua tesa parigina, prezioso strumento di lavoro oltre che di misura. L’Osservatorio commemorerà la sua figura organizzando entro la fine dell’estate una esposizione temporanea all’interno del Museo “La Specola” della tesa di cui egli ci fece dono“.
Le celebrazioni di Rizzi Zannoni rivestono un particolare rilievo anche per l’Osservatorio di Milano – afferma Giovanni Pareschi, direttore dell’Osservatorio di Brera – i cui astronomi (Oriani, Reggio, De Cesaris con il supporto del macchinista Megele) produssero su incarico del governo austriaco l’importante carta del Milanese e Mantovano che è stata la fonte cartografica di riferimento per il diciottesimo secolo. La carta fu disegnata da Giacomo Pinchetti e riportata su nove lastre di rame (otto per i fogli della mappa vera e propria e una per il frontespizio) dal famoso incisore Benedetto Bordiga sulla base dei rilievi topografici effettuati dal 1788 al 1796. Nello svolgere tale attività gli astronomi di Brera erano senz’altro a conoscenza delle metodologie introdotte dal grande studioso padovano. Nel nostro archivio storico, sottolinea Pareschi, c’è traccia dei contatti avuti tra Rizzi Zannoni e l’Osservatorio di Brera e ritengo che questo argomento sia meritevole di un approfondimento storiografico“.