ASTEROIDI AL GUINZAGLIO

Un troiano per Urano

I «troiani» del Sistema solare esterno sono più numerosi del previsto. Di tutti gli oggetti sparsi fra Giove e Nettuno, ben il tre percento dovrebbe condividere l’orbita con Urano o Nettuno. Lo prevede un modello pubblicato su «Science».

In quest'immagine, il moto calcolato per 2011 QF99 nei prossimi 59 mila anni. Crediti: UBC Astronomy

In quest’immagine, il moto calcolato per 2011 QF99 nei prossimi 59 mila anni. Crediti: UBC Astronomy

L’Urano della mitologia teneva in catene la sua stessa prole, i Ciclopi. Quello dell’astronomia non è da meno: non compie una passeggiata attorno al Sole che sia una senza portarsi appresso, tenuto ben saldo al guinzaglio, il piccolo 2011 QF99. Un “cucciolo” d’asteroide di appena 60 km di diametro, la cui fedeltà gravitazionale al gigante gassoso va avanti da qualche centinaio di migliaia di anni.

Non è il solo, Urano, a circondarsi di compagni devoti con i quali condividere il viaggio. Dispongono di “troiani” al seguito – così gli astronomi chiamano gli asteroidi che condividono l’orbita di un pianeta – anche Marte, Giove, Nettuno e persino la Terra. Ma era convinzione degli astronomi che a Urano fossero preclusi, soggetto com’è alla concorrenza di vicini dannatamente attraenti (in termini gravitazionali) del calibro di Nettuno o Giove.

Evidentemente così non è, come dimostra l’esistenza di QF99. E stando al team d’astronomi della University of British Columbia che ne scrive oggi su Science, il piccolo asteroide potrebbe essere solo l’antipasto. «In modo piuttosto sorprendente, il nostro modello prevede che tre oggetti su cento, fra quelli sparsi in un qualsiasi momento tra Giove e Nettuno, dovrebbero essere co-orbitali di Urano o Nettuno», dice infatti il primo autore dello studio, Mike Alexandersen. Una percentuale, questa, mai calcolata in precedenza, e assai più elevata rispetto alle stime.

Stando alle simulazioni, QF99 dovrebbe tenere compagnia a Urano ancora per un milione di anni, prima di svincolarsi dal guinzaglio gravitazionale. Un accompagnamento a termine, dunque, la cui osservazione ci aiuta a comprendere meglio l’attuale evoluzione del Sistema solare. «Studiando il processo attraverso il quale i troiani vengono temporaneamente catturati», spiega infatti Alexandersen, «riusciamo a capire un po’ meglio come gli oggetti si spostano nella regione planetaria del Sistema solare».

Per saperne di più:

  • Leggi su Science l’articolo “A Uranian Trojan and the Frequency of Temporary Giant-Planet Co-Orbitals”, di Mike Alexandersen, Brett Gladman, Sarah Greenstreet, J. J. Kavelaars, Jean-Marc Petit e Stephen Gwyn

Su QF99 e altri due candidati troiani di Urano, guarda questo servizio video di INAF-TV: