IL MOTORE RIPESCATO NELL'ATLANTICO

Un autentico reperto di Apollo 11

E' ufficiale: almeno uno dei motori ripescati dal team di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, apparteneva alla storica missione che portò il primo uomo sulla Luna. L'identificazione grazie a un numero di serie nascosto sotto strati di corrosione. Ora sarà restaurato e poi esposto al pubblico.

Uno dei restauratori sta usando una spazzola per pulire una camera di spinta del motore F-1

Uno dei restauratori usa una spazzola per pulire una camera di spinta del motore F-1

“44 anni fa Neil Armstrong lasciava le sue orme sulla Luna, e ora abbiamo recuperato la meraviglia tecnologica che lo rese possibile”. Non nasconde il suo entusiasmo Jeff Bezos, fondatore di Amazon, sul suo sito web Bezos Expeditions. Nel 2012 il miliardario Bezos aveva infatti deciso di ripescare i razzi dell’Apollo 11 caduti nell’Atlantico dopo il lancio del 1969.

A marzo di quest’anno, la squadra di Bezos aveva portato in superficie le parti di almeno due motori F-1, ma non si sapeva con certezza se fossero di Apollo 11 oppure uno degli altri 12 razzi Saturn V lanciati tra il 1967 e il 1973, ognuno dotato di cinque motori.

L’identificazione dei pezzi non è stata facile a causa della corrosione che hanno subito restando per quarant’anni dell’acqua marina. Il lavoro di identificazione delle camere di spinta, dei generatori di gas, degli iniettori, degli scambiatori di calore, delle turbine, dei collettori di carburante e delle decine di componenti del motore è stato svolto da un team del Kansas Cosmosphere and Space Center a Hutchinson, Kansas. In aggiunta al loro lavoro di pulizia e di stabilizzazione delle parti (necessario per poi esporle al pubblico), i restauratori hanno avuto il compito di ispezionare meticolosamente e catalogare ogni componente.

“Uno dei restauratori, durante la scansione degli oggetti con una luce nera e un filtro con lente speciale, ha scoperto il numero 2044 inciso in vernice nera sul lato di una delle enormi camere di spinta”, spiega Bezos. “2044 è il numero seriale di Rocketdyne (la società che produceva i razzi degli Apollo, ndr) che corrisponde al codice NASA 6044, che è il numero di serie del motore nr. 5 dell’Apollo 11.”

Dopo aver rimosso ulteriore ruggine dalla base della stessa camera di spinta, il restauratore ha anche trovato la scritta “Unit No  2044” incisa sulla superficie metallica del motore.

Ci vorranno circa due anni per completare il restauro dei motori. Durante questo periodo, il pubblico potrà vedere i loro componenti e vedere il lavoro svolto per garantirne la conservazione grazie a un tour speciale offerto presso al Kansas Cosmopshere. Verrà anche realizzato un sito web con una telecamera in diretta dalla stessa struttura.

Il lavoro di restauro è stato svolto nell’ambito di un accordo tra Bezos e la NASA. L’agenzia spaziale mantiene la proprietà dei motori e deciderà dove saranno esposti.  Oltre al National Air and Space Museum, Bezos punta ad avere una delle parti del motore esposta al Museum of Flight di Seattle, che si trova vicino al quartier generale di Amazon e agli uffici di Blue Origin, la società commerciale spaziale fondata da Bezos nel 2000.