CONCLUSA L'EDIZIONE 2013

L’Irlanda sbanca FameLab

Nella finale di Cheltenham prevale Fergus McAliffe, ricercatore in scienza ambientali dell'Università di Cork. L'Italiana Ilaria Zanardi si fa valere ma esce in semifinale. Il vincitore assoluto e la campionessa italiana raccontano la finale a Media Inaf.

poland-projects-famelab-2012Vittoria per l’Irlanda alla finale internazionale di FameLab, il talent show per ricercatori che si è concluso a Cheltenham, in Gran Bretagna il 7 giugno. Fergus McAuliffe, studente di dottorato alla School of Biological, Earth and Environmental Sciences dell’Università di Cork, è uscito vincitore da una combattutissima finale, raccontando come una specie canadese di rana (Rana sylvatica) riesca letteralmente a “ibernarsi” per sopravvivere al rigido inverno e scongelarsi in primavera: il tutto grazie a un meccanismo chimico che combinando glucosio e acqua consente alle cellule negli organi dell’animale di non congelare.

Per Fergus questo era il primo tentativo, visto che in passato FameLab non era mai arrivato in Irlanda. “Per prepararmi ho guardato molti video delle edizioni procedenti, concentrandomi su quelli che avevano avuto più visite su YouTube” racconta a Media Inaf. “Ma soprattutto, mentre preparavo le mie esibizioni, ho costretto molti amici e parenti a guardare e riguardare le mie prove, a confrontarle con quei video e a dirmi onestamente se ero all’altezza o no. Provavo la mia esibizione sia con la mia sorellina di 15 anni che con mio nonno che ne ha 85. Se fai così, e ascolti i consigli di tutti, alla fine sei sicuro di avere una presentazione che tutti possono capire, con battute a cui tutti possono ridere”.

 

 

La scelta del tema per la finale non è stata facile, spiega. “Per la finale irlandese avevo usato gli argomenti delle mie ricerche, che riguardano il ruolo delle piante di salice nella purificazione delle acque di scarico. Quando la finale internazionale si avvicinava, ho cominciato a pensare che ero stato uno stupido, mi ero giocato l’argomento che conoscevo meglio e ora dovevo trovare qualcos’altro per la finale. È stato mio padre a parlarmi di questa rana, su cui aveva visto un documentario anni fa. Ho dovuto documentarmi e studiare molto, e pochi minuti prima dell’esibizione stavo ancora ripassando gli articoli che avevo scaricato dalla rete per essere sicuro di rispondere alle domande. In realtà avevo preparato anche un’alternativa più vicina alle cose su cui faccio ricerca, ma sapevo che la storia della rana era più forte e mi avrebbe reso più facile da ricordare: sarei stato per tutti ‘quello della rana’”

McAuliffe ha vinto così un’edizione di FameLab che ha visto la partecipazione di 23 paesi, e che in Italia ha coinvolto sette città. La vincitrice italiana Ilaria Zanardi, come era successo lo scorso anno a Riccardo Guidi, si è dovuta arrendere alle semifinali, anche se la sua esibizione dedicata agli “altri sensi” (oltre i 5 che tutti conosciamo) è stata molto apprezzata da pubblico e giuria.

 

“A parte la delusione di non essere passata in finale, che mi è bruciata parecchio, è stata un’esperienza fantastica” racconta a Media Inaf. “Ero molto agitata e un po’ ne ho pagato il prezzo. Ma devo dire che la finale è stata un grande show, organizzato nei minimi dettagli dal punto di vista dello spettacolo, e i ragazzi erano tutti bravissimi. Anzi la maggior parte ha reso meglio in finale rispetto alle semifinali. Fergus non era forse il mio preferito in assoluto, ed è stato un po’ favorito dal fatto di esibirsi per ultimo, ma devo dire che in finale è stato perfetto, davvero coinvolgente”.

McAuliffe ricambia i complimenti: “Ilaria è stata bravissima e molto coraggiosa, ha fatto una verticale sulle mani nel bel mezzo della sua esibizione, cosa che io non mi sarei mai arrischiato a fare. E ha invitato tutto il pubblico a chiudere gli occhi e toccarsi il naso, creando un momento di interattività. Nella mia esibizione non c’era ed era il difetto più grosso”.

La finale era inserita nel Festival della Scienza di Cheltenham. “E’ un festival molto bello, tutt’altro che piccolo, e con tutt’altro respiro rispetto ai festival della scienza che avevo visto finora” racconta Zanardi. “Tanti giovani scienziati avevano l’occasione di dire la loro, assieme a grandi nomi come Watson e Higgs che se ne andavano in giro tranquillamente, tutti molto disponibili con il pubblico”.

Per entrambi, l’esperienza di FameLab sarà molto utile a entrambi anche nella carriera di ricerca. “FameLab ti insegna che la cosa più importante quando si comunica la scienza, chiunque tu abbia davanti, è farti capire e aiutare chi ti ascolta a seguirti” dice Zanardi, che è ricercatrice all’Istituto di Biofisica del CNR di Genova. “Questo vale sia quando parli al grande pubblico, che dopotutto finanzia la maggior parte della ricerca con le tasse e ha diritto di sapere cosa facciamo, sia quando parli con i colleghi. E poi alcune riviste scientifiche ormai chiedono di accompagnare i paper con dei brevi video da mettere sui loro siti, quindi è importante per un ricercatore padroneggiare questo linguaggio”.

Anche secondo McAuliffe, “si dimentica spesso che parlare delle proprie ricerche è una parte importante del lavoro degli scienziati, non basta stare davanti a un computer a lavorare o scrivere paper. E alla fine dei conti, la comunicazione è comunicazione: comunicare al grande pubblico o comunicare ai colleghi vuol dire usare due dialetti diversi, ma il linguaggio è lo stesso”.

Tutti i video della finale di Cheltenham sono visibili sul canale YouTube di FameLab 2013

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