È LA PIÙ LEGGERA CHE SI CONOSCA

La galassia ultralight

Scoperta nel 2009 nell’ambito della Sloan Digital Sky Survey, la galassia nana Segue 2 ha una massa almeno dieci volte inferiore a quanto stimato in precedenza: nemmeno mille stelle. Misura che l’attesta come la più piccola fra quelle note.

Evan Kirby, il ricercatore postdoc di UCI primo autore della scoperta

Evan Kirby, il ricercatore postdoc di UCI primo autore della scoperta

Se non fosse per quella spolverata di materia oscura che le tiene insieme, le poche stelle che la formano potrebbero benissimo costituire un semplice ammasso stellare. Ma l’alone di dark matter c’è, per quanto lieve e invisibile. Dunque Segue 2, questo il nome dell’oggetto celeste, «è senz’alcun dubbio una galassia, non un ammasso stellare», afferma Evan Kirby, ricercatore postdoc dell’Università della California a Irvine, primo autore dello studio pubblicato oggi su The Astrophysical Journal.

Una galassia, ma piccola piccola. La più piccola che si conosca. «Imbattersi in una galassia minuscola come Segue 2 è come scoprire un elefante più piccolo di un topo», è il paragone al quale ricorre James Bullock, coautore dell’articolo. Sono anni che gli astronomi erano a caccia di galassie nane come questa. La loro presenza attorno alla Via Lattea era già stata prevista. Il fatto che non riuscissero a vederne nemmeno una, continua Bullock, «costituiva un bel rompicapo, al punto da farci temere che la nostra comprensione teorica della formazione delle strutture nell’universo contenesse errori piuttosto seri».

Invece si trattava solo d’aver pazienza, tenacia e soprattutto lo strumento giusto. È stata infatti necessaria tutta la potenza dei telescopi del Keck per cogliere la flebile emissione di Segue 2: l’equivalente di appena 900 volte quella del nostro Sole. Praticamente nulla, se confrontata, per esempio, ai 20 miliardi di soli sprigionati dalla Via Lattea. E oltre 10 volte meno intensa di quanto si ritenesse in precedenza.

L’ipotesi degli astronomi è che Segue 2 non sia altro che la punta dell’iceberg. Di galassie nane analoghe, anch’esse in orbita attorno alla Via Lattea ma troppo deboli per essere rilevate, potrebbero essercene a migliaia. E dal loro studio potrebbero emergere indizi interessanti su come possano essersi formati in origine il ferro, il carbonio e altri elementi cruciali per la vita.

Per saperne di più:

  • Leggi su The Astrophysical Journal l’articolo “Segue 2: The Least Massive Galaxydi “,  Evan N. Kirby, Michael Boylan-Kolchin, Judith G. Cohen, Marla Geha, James S. Bullock e Manoj Kaplinghat