NEI CRATERI TYCHO E COPERNICO

Detriti lunari di importazione

Lavorando su modelli al computer degli impatti di asteroidi sulla Luna, i ricercatori hanno concluso che alcuni strani minerali osservati nei crateri potrebbero essere resti dei meteoriti che colpirono il nostro satellite, e non provenire dagli strati profondi della Luna come si pensava. E chissà che non ci siano persino frammenti della nostra Terra. La ricerca su Nature Geoscience.

Nell’immagine il cratere da impatto chiamato Copernico dove sono stati rinvenuti i minerali estranei alla formazione lunare. CREDIT: NASA/USGS

Nell’immagine il cratere da impatto chiamato Copernico dove sono stati rinvenuti i minerali estranei alla formazione lunare. CREDIT: NASA/USGS

Gli “strani minerali” osservati nel bel mezzo di alcuni crateri da impatto sulla Luna non sarebbero di origine lunare, come si è sempre pensato, ma sarebbero i resti dei  meteoriti che in passato colpirono il nostro satellite. A sostenerlo è una ricerca pubblicata su Nature Geoscience, basata non su qualche nuova analisi di roccia  lunare o su qualche nuova osservazione spaziale, ma su un modello al computer sviluppato per ricostruire la dinamica dell’impatto di meteoriti sulla Luna. In particolare, i ricercatori hanno simulato  impatti con alto angolo ed eccezionalmente lenti.

“Nessuno ha mai fatto queste simulazioni a così alta risoluzione”, ha detto il planetologo Jay Melosh della Purdue University, primo autore dello studio.

Melosh e i suoi colleghi hanno scoperto che quando si verifica un impatto abbastanza lento, a velocità inferiori ai 43.000 km orari, la roccia che va a colpire il suolo lunare non necessariamente si vaporizza: al contrario, viene frantumata in una pioggia di detriti che vengono poi spazzati lungo i lati del cratere, in alcuni casi formando dei mucchi nel picco centrale del cratere stesso.

Questo spiegherebbe bene perché siano stati rilevati, al centro di diversi crateri da impatto sulla Luna (in particolare il cratere Copernico e il cratere Tycho) particolari minerali chiamati spinelli (a base di magnesio e alluminio). Questi minerali nascono sotto una forte pressione, per esempio nel mantello della Terra, e si pensava fossero materiali provenienti dal mantello lunare portati in superficie dall’impatto. Ma gli spinelli sono comuni anche in alcuni asteroidi, ha spiegato Melosh, che a loro volta sono frammenti di pianeti risalenti alle prime fasi di formazione del Sistema solare, poi frantumati.

I minerali osservati sulla Luna potrebbero quindi essere i resti in frantumi delle rocce spaziali che hanno formato i crateri, e non provenire dagli strati sottostanti della Luna stessa, come si era pensato in precedenza. Alcuni potrebbero persino provenire  dalla Terra, che nel corso della sua storia, quando è stata bombardata da asteroidi e comete, ha essa stessa proiettato detriti nello spazio. Tale conclusione potrebbe anche spiegare perché gli stessi minerali non si trovano nei  bacini da impatto più grandi come ci si aspetterebbe – dato che se l’impatto è stato più grande è penetrato più in profondità.

“Ancora più intrigante”, spiega Erick Asphaug, dell’Arizona State University, in un commento alla ricerca su Nature Geoscience “, è l’idea che un giorno potremmo trovare sulla Luna materiali protobiologici provenienti della Terra, non più reperibili sul nostro pianeta, troppo geologicamente attivo: potrebbero essere stati conservati al fresco nella ‘soffitta’ lunare.”