IMMAGINI DAL SISTEMA SOLARE

Curiosity, say cheese…

Il lungo e laborioso lavoro dietro a un "semplice autoscatto da Marte" realizzato dal rover della NASA nel sito John Klein. Il mosaico è composto dalla sovrapposizione parziale di 67 singoli scatti.

Esattamente come i turisti che amano fotografarsi nei luoghi visitati durante la vacanza, Curiosity, sopraggiunto al sito John Klein e compiute le sue operazioni di scavo, deve aver pensato che quello poteva essere un ottimo posto e un ottimo momento per scattare una foto ricordo. Immaginiamo che il piccolo rover si sia fermato un attimo, si sia guardato intorno tra le rocce rossastre dove ha appena finito di scavare, e infine abbia steso il suo lungo braccio robotico per sfoderare la camera MAHLI e scattare questa preziosa foto.  In realtà l’assenza del braccio robotico dall’inquadratura dovebbe farci  presagire che le cose siano state molto più lunghe e complesse di quello che a prima vista possono sembrare.

Autoscatto del rover Curiosity realizzato da Febbraio a Maggio 2013. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Autoscatto del rover Curiosity realizzato da Febbraio a Maggio 2013. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

In effetti, ci sono voluti oltre 4 mesi e molto lavoro per realizzare la foto ricordo qui sopra. L’immagine è stata scattata nel sito John Klein della Yellowknife Bay principalmente il giorno 3 febbraio 2013, al 177esimo giorno marziano della missione (sol 177, in gergo spaziale) mentre il rover compiva le operazioni di preparazione per i primi scavi. Per comporre il mosaico, ci  sono volute ben 64 immagini singole scattate a febbraio a cui è stato necessario sommare altri 3 scatti realizzati il 10 maggio scorso (sol 270) per aggiornare il panorama dell’area circostante al rover. Zoomando nell’angolo a sinistra in basso sono infatti perfettamente visibili i segni degli scavi che Curiosity ha compiuto nei mesi di permanenza. L’atmosfera sospesa, silenziosa e in qualche modo simile a quella terrestre, è quella in cui dobbiamo immaginarci siano stati realizzati i test e gli esperimenti di cui si è tanto parlato nei mesi scorsi (leggi questo articolo).

I 64 scatti della camera MAHLI utilizzati per realizzare l'immagine precedente. Crediti: NASA / JPL / MSSS / Emily Lakdawalla

I 64 scatti della camera MAHLI utilizzati per realizzare l’immagine precedente. Crediti: NASA / JPL / MSSS / Emily Lakdawalla

Questo, che sembra il risultato del semplice clic di una macchina fotografica in un momento di pausa,  è in realtà il frutto di una lunga e complessa sequenza di lavoro. Il mosaico è infatti composto dalla sovrapposizione parziale delle 64 + 3 foto individuali visibili separatamente nel collage qui a fianco. Il confronto tra le due immagini sottolinea il duro lavoro, anche di composizione e grafica, necessario da parte del team della missione per realizzare quella che sembra una semplice immagine. Ma mette anche in evidenza il lavoro del piccolo robot terrestre che per un singolo autoscatto deve compiere una lunga danza fatta di una complessa e predefinita sequenza di movimenti del braccio e della camera (visibile nel filmato qui sotto), in cui il rover stesso rimane praticamente immobile mentre la telecamera e il braccio si muovono intorno a lui creando una serie di inquadrature diverse. Questa procedura permette anche di tagliare completamente il braccio che tiene la telecamera (ben visibile in questo filmato), rendendo ancora più stupefacente questo “semplice” autoscatto.
Uno dei tanti che troveranno posto nel fotoalbum (ancora in gran parte da realizzare) della lunga e fruttuosa vacanza del rover Curiosity su Marte.

 

 

 

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