VLA MAPPA LE EMISSIONI RADIO

A ogni onda la sua sorgente

Ci sono volute 50 ore di osservazione, ma il Karl Jansky Very Large Array ha permesso agli scienziati di associare tutte le emissioni radio in una porzione di cielo a oggetti precisi. Il 63 per cento sono galassie con un buco nero centrale,il resto galassie con rapida formazione stellare.

L’Immagine è una piccola porzione di spazio circa 2.000 oggetti discreti sono identificati in questa immagine dell’ultrasensibile VLA. L'intera immagine rappresenta circa un milionesimo di tutto il cielo. CREDIT: Condon, et al., NRAO/AUI/NSF

L’Immagine è una piccola porzione di spazio osservata da VLA. L’intera immagine rappresenta circa un milionesimo di tutto il cielo.
CREDIT: Condon, et al., NRAO/AUI/NSF

Fissando una piccola porzione di cielo per più di 50 ore con il sensibilissimo radiotelescopio Karl G. Jansky Very Large Array (VLA),gli astronomi sono per la prima volta riusciti ad associare sorgenti precise a tutte le onde radio provenienti da galassie lontane in quella porzione di cielo. E hanno scoperto che circa il 63 per cento delle emissioni del fondo radio provengono da galassie con buchi neri al centro, e il restante 37 per cento proviene da galassie con stelle che si stanno rapidamente formando.

“La sensibilità e la risoluzione del VLA hanno consentito di identificare gli oggetti responsabili della quasi totalità delle emissioni di fondo radio provenienti da oltre la nostra Via Lattea“, ha detto Jim Condon, del National Radio Astronomy Observatory (NRAO). “Prima di avere questa capacità, non riuscivamo a rilevare le numerose sorgenti deboli che producono gran parte delle emissioni di fondo”.

Studi precedenti avevano misurato la quantità di emissione radio proveniente dall’universo lontano, ma non erano stati in grado di attribuire tutte le onde radio a oggetti specifici. Nelle osservazioni precedenti, l’emissione di due o più oggetti deboli spesso è stata offuscata o miscelata in quello che sembrava essere un unica, più forte sorgente di onde radio.

“Il nostro studio mostra i singoli oggetti che rappresentano circa il 96 per cento del fondo di emissione radio proveniente dall’universo lontano”, ha detto Condon. “Il VLA ora è un milione di volte più sensibile dei radiotelescopi che hanno fatto le prime fondamentali indagini negli anni Sessanta”.

Nei mesi di Febbraio e Marzo del 2012, Condon e i suoi colleghi hanno studiato una regione del cielo che già in precedenza era stata osservata da VLA prima di un importante aggiornamento, e dal telescopio spaziale Spitzer, che osserva la luce a infrarossi. Analizzati ed elaborati attentamente i dati, hanno poi riprodotto un’immagine che mostrava i singoli oggetti all’interno di quella porzione di cielo.

Il loro campo di vista, nella costellazione del Draco, comprendeva circa un milionesimo di tutto il cielo. In questa regione hanno identificato circa 2.000 oggetti che emettono  onde radio. Estrapolando, hanno calcolato che vi siano circa 2 miliardi di tali oggetti in tutto il cielo, che rappresentano il 96 per cento della emissione radio di sfondo. Tuttavia, i ricercatori hanno sottolineato che il restante 4 per cento delle emissioni radio potrebbe provenire da ben 100 miliardi di oggetti molto deboli.

Un’ulteriore analisi ha permesso agli scienziati di determinare quali di questi oggetti sono galassie che contengono enormi buchi neri centrali che consumano materiale circostante, e quali invece sono  galassie che subiscono rapide esplosioni di formazione stellare. I loro risultati indicano che i due tipi di galassie si sono evolute allo stesso ritmo nell’universo primordiale.