RELEGATE NEL VUOTO E RIGIDAMENTE A DIETA

Tre galassie sperdute e sole

L’ammasso più vicino dista da loro 42 milioni di anni luce. Questo isolamento estremo le rende un banco di prova incontaminato, ideale per comprendere il ruolo dell’ambiente nella formazione ed evoluzione delle galassie.

Un ammasso di galassie dei più comuni, densamente popolato, al contrario della tripletta solitaria descritta nell'articolo. Crediti: NASA/ESA/STScI/SPL

Un ammasso di galassie dei più comuni, densamente popolato, al contrario di VGS_31, il trio solitario descritto nell’articolo. Crediti: NASA/ESA/STScI/SPL

Se ne stanno lì perse nel vuoto, lontane da tutto e da tutti, rannicchiate sotto una coperta d’idrogeno. Tenacemente aggrappate, suggeriscono i dati, a un filamento di materia oscura. Non dev’essere facile la vita, per questo trio d’anacorete spaziali noto come VGS_31. Oltre alla solitudine cosmica, sono costrette a una dieta da fame, così rigida da averne praticamente arrestato lo sviluppo, bloccato a uno stadio nel quale è raro imbattersi negli ammassi di galassie più comuni.

Avamposto estremo sull’abisso del vuoto universale, le tre galassie mostrano però d’essersi sapute adattare all’esistenza ascetica che la natura ha serbato per loro. A differenza della maggior parte delle galassie ospitate in grandi ammassi, nelle quali la formazione stellare si è oramai interrotta proprio per carenza di gas (vuoi perché esaurito, vuoi perché “scippato” da altre galassie), la sobria tripletta ha saputo far tesoro del poco nutrimento a sua disposizione. Cibandosi di frugali stuzzichini di materia, come formichine oculate, pare infatti che le tre galassie siano riuscite a conservare una scorta di gas.

Ma ciò che le rende preziose agli occhi degli scienziati non è tanto la parsimonia, quanto la condizione d’isolamento pressoché assoluto: l’ammasso più vicino dista infatti 48 milioni di anni luce. Un po’ come i biologi innanzi alle acque incontaminate del lago Vostok, il bacino subglaciale antartico nel quale sembra siano state rinvenute forma di vita mai entrate in contatto con quelle a noi conosciute, gli astronomi del team – guidato da Burcu Beygu, dell’università di Groningen (Olanda) – che ha scoperto VGS_31 sono rimasti esterrefatti. «Non mi ero mai imbattuto prima in un sistema nel vuoto», dice Beygu, che pure di galassie isolate, con il progetto Void Galaxy Survey, ne ha già trovate 60.

L’essere in tre, dunque una struttura collegata, è certo un tratto distintivo di VGS_31. E se già erano noti alcuni piccoli gruppi di galassie isolate nel vuoto, questo trio è il primo a essere studiato, fin nella sua struttura interna, a lunghezze d’onda al di fuori dello spettro visibile. Osservazioni multibanda, dunque, e che già hanno condotto a risultati interessanti.

Il team di Beygu è riuscito a identificare una nube d’atomi d’idrogeno, grande circa 400.000 anni luce, in movimento lento lungo il percorso che collega le tre galassie. Una scoperta che induce a ipotizzare la presenza d’un piccolo filamento di materia oscura: filamento che probabilmente ha innescato – come una sorta di “seme” – la formazione del trio. Prima di questa scoperta, sottolineano i ricercatori del gruppo, non si sapeva se la formazione lungo filamenti di materia oscura fosse una prerogativa delle sole galassie appartenenti ad ammassi o di tutte le galassie.

VGS_31 fornisce inoltre la prima dimostrazione del modo in cui le galassie crescono nel vuoto. La carenza di gas, come dicevamo, ne ha rallentato l’evoluzione, ma a parte questo sembra che siano cresciute in modo non dissimile dalle loro sorelle ospitate in ammassi.

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