LA STELLA KAPPA KOR BOR

Un tenace disco di polvere

Herschel osserva una stella nella Corona Boreale, la prima subgigante mai individuata che sia ancora circondata da pianeti e da un disco di polveri. Diversi scenari spiegano come il disco abbia potuto sopravvivere.

Kappa Coronae Borealis vista da Herschel. Credit: ESA/Bonsor et al (2013)

Kappa Coronae Borealis vista da Herschel. Credit: ESA/Bonsor et al (2013)

Una stella “pensionata” circondata da un disco di polvere. Si tratta di Kappa Coronae Borealis, la cui massa è una volta e mezzo quella del nostro Sole. E’ vecchia 2 miliardi e mezzo di anni e dista 100 anni luce dalla Terra. Questa stella, come capiterà al  nostro Sole, inizia la sua vecchiaia quando, una volta esaurito il carburante che si trova nel suo nucleo, comincia a consumarsi diventando prima una subgigante e poi una gigante rossa.

Durante questa fase il disco di polvere che la circonda sopravvive, così come il pianeta che le orbita intorno, grande due volte Giove e distante dalla sua stella madre più o meno quanto la cintura degli asteroidi dista dal nostro Sole. Proprio questi due elementi, disco di polvere e presenza di almeno un pianeta la rendono unica. Almeno fino ad adesso, non ci sono altri casi simili. È quindi un soggetto interessante da studiare per capire come sia sopravvissuto il disco di polveri che circonda la stella, diversamente da quanto accaduto nel nostro sistema solare, quando questo è stato spazzato via nella fase detta dell’Heavy Late Bombardament, avvenuta 600 milioni di anni dopo la formazione del Sole.

Per cercare di penetrarne i segreti è stato messo all’opera il satellite dell’ESA Herschel, con la sua capacità di “vedere” anche nel lontano infrarosso. Al termine delle osservazioni, l’autore dello studio, Amy Bonsor dell’Istituto di Planetologia e di Astrofisica di Grenoble, ipotizza tre possibili modelli per il sistema di Kappa Cor Bor (come è più familiarmente chiamato).

Il primo ipotizza che il disco di polvere abbia un’estensione che va da 20 Unità Astronomiche (UA – la distanza Terra Sole) a 220 UA. Per  fare una comparazione la cintura di asteroidi del nostro sistema dista dal sole da 30 a 50 UA. In questa ipotesi il pianeta si troverebbe su un’orbita distante 7 UA dalla stella madre e potrebbe incidere gravitazionalmente sul confine interno del disco.

Una  variante di questo modello presuppone che il disco sia così ampio perché “stirato” dall’influenza gravitazionale di entrambi i suoi compagni. Scenario che giustificherebbe il  picco di produzione di polvere nel disco che si troverebbe ad una distanza di 70/80 UA dalla stella.

Un altro interessante scenario infine ipotizza che il disco sia diviso in due strette cinture, rispettivamente a 40 e 165 UA. In questo caso il pianeta potrebbe avere un’orbita tra i due dischi, ma dovrebbe avere una massa maggiore di quella di un pianeta.  Potrebbe quindi trattarsi di una nana bruna.

“È un sistema misterioso e intrigante – dice l’autore Amy Bonsor , c’è un pianeta o due che hanno “scolpito” un ampio disco o una nana bruna che ha separato il disco in due?”.

Certo è che per capire se il caso di Kappa Kor Bor sia inusuale o meno bisognerà cercare ancora. Segni che altre subgiganti siano circondate da dischi di polvere già ve ne sono, ma che abbiano anche pianeti è ancora da verificare.