GIOVANI E LEGGERE, ECCO LE STELLE X DI CHANDRA

Sotto l’Ala di Magellano

Rilevata per la prima volta l’emissione in raggi X da giovani stelle di piccola massa, paragonabili al nostro Sole, ubicate al di fuori della Via Lattea. Si trovano nella regione nota come “Ala” della Piccola Nube di Magellano.

Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ.Potsdam/L.Oskinova et al; Optical: NASA/STScI; Infrared: NASA/JPL-Caltech

Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ.Potsdam/L.Oskinova et al; Optical: NASA/STScI; Infrared: NASA/JPL-Caltech

Dall’emisfero sud la si vede anche a occhio nudo, la galassia nana nostra dirimpettaia chiamata Piccola Nube di Magellano. Non a caso, è stata così battezzata in onore dell’omonimo navigatore, Ferdinando Magellano, che solcando acque allora sconosciute la teneva sott’occhio per orientarsi. Ma c’è voluto l’occhio targato NASA del telescopio spaziale Chandra per riuscire a cogliere, per la prima volta, un fenomeno fino a ora mai rilevato al di fuori della nostra galassia: l’emissione in banda X da parte di stelle molto giovani e di massa simile a quella del Sole.

L’emissione proviene da una regione particolare di SMC (acronimo inglese per Small Magellanic Cloud): la cosiddetta “Wing”, o Ala, raffigurata nell’immagine qui a fianco. Si tratta di un’immagine composita, ottenuta sommando i contributi di ben tre satelliti: in rosso, verde e blu le frequenze in banda ottica catturate da Hubble; sempre in rosso la componente infrarossa vista da Spitzer; in viola, invece, l’emissione X colta da Chandra. E sono proprio i dati di quest’ultima, appena usciti su The Astrophysical Journal, ad aver sorpreso gli astronomi.

La nube X che essi mostrano, spiega infatti la NASA, difficilmente si può attribuire al gas caldo emesso da stelle massicce, perché la bassa metallicità  – ovvero, la presenza di elementi più pesanti dell’elio in quantità insolitamente modesta – delle stelle che convivono nell’Ala della Piccola Nube di Magellano implica che esse diano origine a venti assai deboli. È invece assai probabile che l’emissione X osservata provenga direttamente dalla popolazione di giovani stelle di piccola massa. Certo non da una singola stellina, sottolinea il team di Chandra, ma sommando il contributo di migliaia di esse ecco che raggiunge un’intensità tale da poter essere rilevata.

Ma c’è di più: dalla combinazione dei dati multi banda dei tre telescopi spaziali sono emersi oggetti ancora più giovani, appena qualche migliaia di anni, ancora avvolti nei bozzoli di polvere e gas dai quali le stelle si formano. Etichettati almeno per ora “giovani oggetti stellari” (vedi il circoletto giallo nell’immagine), è la prima volta che vengono individuati al di fuori della Via Lattea.

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