HERSCHEL E IL COMPLESSO STELLARE W3

L’infanzia delle stelle giganti

L'occhio a infrarossi del telescopio spaziale Herschel, ormai alle ultime fasi della missione, ha osservato il complesso stellare W3, un vero e proprio incubatore di stelle, sia di grande che di piccola massa. In particolare i ricercatori hanno potuto studiare meglio il processo di formazione delle stelle molto massicce.

Il complesso stellare W3. Credit: ESA/PACS & SPIRE consortia, A. Rivera-Ingraham & P.G. Martin, Univ. Toronto, HOBYS Key Programme (F. Motte)

Il complesso stellare W3. Credit: ESA/PACS & SPIRE consortia, A. Rivera-Ingraham & P.G. Martin, Univ. Toronto, HOBYS Key Programme (F. Motte)

W3 è un’immensa nuvola di gas e polveri contenente una nursery stellare, a 6200 anni luce da noi nel Braccio di Perseo, il braccio più grande conosciuto all’interno della Via Lattea. Il telescopio spaziale Herschel dell’ESA, ormai alle ultime battute, lo ha osservato.

Il complesso stellare si estende per circa 200 anni luce ed è il più grande nella nostra galassia. W3 è un’incubatrice di stelle tanto di grande quanto di piccola massa. Nell’immagine è possibile notare, in alto a sinistra, due zone di polvere ad alta temperatura, di colore blu, W3 Main e W3 (OH), che stanno a indicare il processo di formazione di stelle massicce.

Nella foto, catturata con l’occhio a infrarossi di Herschel, è possibile vedere anche delle stelle meno giovani ma altrettanto calde che “infuocano” la polvere circostante: nell’immagine la regione blu AFGL 333 in basso a sinistra e KR 140 in basso a destra.

In basso al centro ci sono, invece, ammassi di gas e polvere molto più freddi, che nell’immagine vengono raffigurati come dei filamenti rossi, che nascondono le zone dove si formano le stelle di piccola massa,segnalate da strisce di colore gialle.

Studiando le regioni più giovani e calde, W3 Main e W3 (OH), i ricercatori hanno fatto progressi nello studio di uno dei grandi problemi sulla nascita delle stelle massicce: già nelle prime fasi, le radiazioni emesse da queste stelle sono così potenti che dovrebbero spazzare letteralmente via gran parte del gas e della polvere che le circonda e di cui si “nutrono”.

Secondo  gli autori dello studio pubblicato su Astrophysical Journal, però, in queste regioni più dense sembra che sia in atto un processo particolare: la materia prima viene sottoposta a continui spostamenti  ma mantenuta compressa e confinata dall’influenza di ammassi di giovani protostelle. Grazie alle forti radiazioni emesse, la popolazione di giovani stelle massicce potrebbe essere in grado di mantenere attorno a sé “grumi” locali di materiale da cui  continuare ad alimentarsi durante i loro anni primi, che sono quelli più caotici.

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