SCOLPITE DALLE ONDE D'URTO DELLE SUPERNOVE

Chandra ama le superbolle

Il telescopio spaziale della NASA Chandra mette a segno l'ennesimo colpo immortalando una nuova superbolla nella Grande Nube di Magellano. La NASA ha diffuso un'immagine composita unendo i dati a raggi X di Chandra e i dati ottici della MCELS.

Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ of Michigan/A.E.Jaskot, Optical: NOAO/CTIO/MCELS

Crediti: X-ray: NASA/CXC/Univ of Michigan/A.E.Jaskot, Optical: NOAO/CTIO/MCELS

Dopo averne fotografata una lo scorso anno, il telescopio spaziale Chandra della NASA torna a spiare una superbubble (superbolla), fenomeno prodotto dalle esplosioni delle supernove: le tremende onde d’urto delle loro emissioni creano nel gas circostante enormi cavità che gli astronomi chiamano “bolle”.

Questa volta Chandra ha immortalato DEM L50, che si trova nella Grande Nube di Magellano (Large Magellanic Cloud – LMC), una piccola galassia satellite a circa 160 mila anni luce di distanza da noi dove l’attività di formazione stellare è molto ricca.

L’immagine diffusa dalla NASA di DEM L50, conosciuto anche come N186, unisce le osservazioni in banda X di Chandra (in rosa) con i dati ottici (rosso, verde e blu) della Magellanic Cloud Emission Line Survey (MCELS). Le superbolle si trovano in regioni in cui stelle massicce si sono formate nel corso degli ultimi milioni di anni. Queste stelle producono intense radiazioni, espellono la materia ad alta velocità e attraversano tutto d’un fiato le fasi della loro evoluzione fino a esplodere in supernove. I venti e le onde d’urto che ne derivano creano delle cavità, che assumono la forma di vere e proprie bolle.

La forma di DEM L50 è più o meno quella di un’ellisse, con un resto di supernova (SNR), chiamato N186 D, che si trova sul bordo settentrionale. DEM L50 emette circa 20 volte di più i raggi X di quanto previsto dai modelli standard per l’evoluzione delle superbubbles.

Lo studio Chandra di DEM L50 è stato condotto da Anne Jaskot presso l’Università del Michigan ad Ann Arbor. I co-autori sono Dave Strickland (Johns Hopkins University di Baltimora, MD), Sally Oey (Università del Michigan), You-Hua Chu (University of Illinois) e Guillermo Garcia-Segura (Instituto de Astronomia-UNAM a Ensenada, Messico).

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