LA NUBE MOLECOLARE DI ORIONE IN FIAMME

Fuoco tra le tenebre

Con il telescopio APEX, gli astronomi hanno osservato la nebulosa NGC 1999, nella costellazione di Orione, illuminata da una giovane stella, V380 Orionis. Al centro della nebulosa, i ricercatori hanno scoperto una macchia scura, un buco, che oscurerebbe altro materiale stellare.

Panoramica intorno a NGC 1999 in Orione (Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin)

Panoramica intorno a NGC 1999 in Orione (Crediti: ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin)

Una nuova immagine dal telescopio APEX (Atacama Pathfinder Experiment) in Cile mostra una splendida vista delle nubi di polvere cosmica nella regione di Orione, illuminata da uno squarcio di luce.

Mentre queste dense nubi interstellari appaiono scure e opache nelle osservazioni in luce visibile, la camera LABOCA di APEX osserva il calore emesso dalla polvere e svela i nascondigli in cui si formano nuove stelle. Ma una di queste nubi oscure non è quel che sembra.

Nello spazio, le dense nubi di gas e polvere cosmica costituiscono il luogo di nascita delle nuove stelle. In luce visibile, questa polvere è scura e opaca e nasconde le stelle dietro di sé così efficacemente che, quando l’astronomo William Herschel ne osservò una nella costellazione dello Scorpione nel 1774, pensò di aver trovato una regione senza stelle e così si dice abbia esclamato: “Qui c’è davvero un buco nel cielo!

Per meglio comprendere la formazione stellare, agli astronomi servono telescopi in grado di osservare a lunghezze d’onda maggiori, come la banda submillimetrica, in cui i grani scuri di polvere emettono invece che assorbire luce. APEX, sulla piana di Chajnantor nelle Ande cilene, è il più grande telescopio ad antenna singola per la banda submillimetrica che opera nell’emisfero australe ed è perciò ideale per gli astronomi che così studiano la nascita delle stelle.

Il complesso della nube molecolare di Orione, nella costellazione di Orione, a circa 1500 anni luce dalla Terra, è la regione di formazione stellare massiccia più vicina alla Terra e contiene un tesoro di nebulose brillanti, di nubi oscure e di giovani stelle. La nuova immagine mostra solo una parte di questo vasto complesso in luce visibile, a cui sono sovrapposti i dati di APEX, in brillanti toni arancio, che sembrano incendiare la nube scura. Spesso i grumi più brillanti visti da APEX corrispondono alle macchie più scure in luce visibile – il segno caratteristico di una densa nube di polvere che assorbe la luce visibile ma risplende a lunghezze d’onda submillimetriche, probabilmente una zona di formazione stellare.

Crediti:ESO/APEX (MPIfR/ESO/OSO)/T. Stanke et al./Digitized Sky Survey 2

Crediti:
ESO/APEX (MPIfR/ESO/OSO)/T. Stanke et al./Digitized Sky Survey 2

La macchia brillante sotto al centro dell’immagine è la nebulosa NGC 1999. Questa regione – se vista in luce visibile – è quella che gli astronomi chiamano nebulosa a riflessione, in cui la debole luce bluastra delle stelle di sfondo viene riflessa dalle nubi di polvere. La nebulosa è illuminata soprattutto dalla radiazione energetica emessa dalla giovane stella V380 Orionis che si annida all’interno. Al centro della nebulosa è evidente una chiazza scura, visibile ancor più chiaramente in una famosa immagine del telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA.

Di solito una chiazza scura come questa indica una densa nube di polvere cosmica, che oscura le stelle e la nebulosa dietro di sé. Invece vediamo in questa immagine che la chiazza rimane incredibilmente scura, anche quando si aggiungono le osservazioni di APEX. Grazie a queste osservazioni di APEX combinate con osservazioni infrarosse di altri telescopi, gli astronomi ritengono che la macchia scura sia in realtà un buco o una cavità della nebulosa, scavata dal materiale che fluisce dalla stella V380 Orionis. Per questa volta, è davvero un buco nel cielo!

La regione raffigurata in questa immagine si trova circa due gradi a sud della grande e ben nota Nebulosa di Orione (Messier 42), che si vede verso il bordo superiore nella panoramica più ampia in luce visibile dalla DSS (Digitized Sky Survey).

Le osservazioni APEX usate in questa immagine sono state condotte da Thomas Stanke (ESO), Tom Megeath (University of Toledo, USA), e Amy Stutz (Max Planck Institute for Astronomy, Heidelberg, Germania). APEX è una  collaborazione tra il Max Planck Institute for Radio Astronomy (MPIfR), l’Onsala Space Observatory (OSO) e l’ESO. La gestione di APEX a Chajnantor è affidata all’ESO.

(Fonte: ESO)

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