QUALCOSA COPRE I CRATERI DELLA LUNA DI SATURNO

Il fondo tinta di Titano

Secondo i ricercatori della missione Cassini, dune di sabbia formata da idrocarburi nascondono alla nostra vista la maggior parte dei crateri sulla superficie della principale Luna di Saturno. L'età dei pianeti è stimata in base al numero dei loro crateri, quindi Titano potrebbe essere più vecchio di quanto si pensasse.

Sinlap (a sinistra) e Soi, due crateri di Titano, nelle immagini radar di Cassini. Il secondo è molto meno profondo del primo. Credit: Catherine Neish/NASA/JPL-Caltech/ASI/GSFC)

Sinlap (a sinistra) e Soi, due crateri di Titano, nelle immagini radar di Cassini. Il secondo è molto meno profondo del primo. Credit: Catherine Neish/NASA/JPL-Caltech/ASI/GSFC)

Proprio come certe star del cinema, Titano (il principale satellite di Saturno) potrebbe nasconderci la sua vera età, coprendo i segni del tempo con uno strato di trucco. Lo sospettano i ricercatori del team della missione Cassini, secondo cui la scarsità di crateri sulla superficie di Titano rispetto ad altri satelliti di Saturno sarebbe dovuta non al fatto che sia più giovane. Al contrario, sarebbe solo dovuta al fatto che sulla sua superficie si muovono dune di sabbia che lentamente riempiono e ricoprono i crateri nascondendoli alla nostra vista.

“La maggior parte dei satelliti di Saturno, i fratelli di Titano, hanno migliaia di crateri” spiega Catherine Neish, radarista nel team di Cassini. “Ma finora, su quel 50 per cento della superficie di Titano che abbiamo studiato in alta risoluzione, abbiamo trovato appena una sessantica di crateri. È possibile che ce ne siano in realtà molti di più, ma che non siano visibili dallo spazio perché sono stati erosi troppo. Tipicamente noi usiamo proprio il numero di crateri per stimare l’età di un pianeta: più ce ne sono più è vecchia la superficie. Ma se processi come l’erosione o lo spostamento di dune di sabbia li riempiono, allora il pianeta potrebbe essere molto più vecchio di come appare”.

Questo sembra essere il caso di Titano, la sola luna nel sistema solare con una atmosfera densa, e l’unico corpo oltre alla Terra con laghi e mari sulla sua superficie. Neish e il suo team hanno confrontato i crateri di Titano con quelli di Ganimede, una luna di Giove per molti versi simile, ma priva di atmosfera, e quindi di vento o precipitazioni che possano erodere la superficie. Hanno scoperto che i crateri di Titano sono in media centinaia di metri meno profondi di quelli di Ganimede, evidentemente perché qualcosa interviene a riempirli.

Il candidato più probabile è che frammeni di metano (presente nell’atmosfera) vadano a formare molecole di idrocarburi complessi nelle zone superiori dell’atmosfera, formando un denso smog arancione che poi cade sulla superficie in forma di pioggia. A questo punto le particelle più grandi si legano formando una sorta di sabbia.

“Su Titano vediamo crateri a tutti gli stadi” spiega Neish. “Alcuni che iniziano appena ad essere riempiti, altri a metà strada, alcuni completamente pieni. Questo fa pensare che sia all’opera un processo in cui la sabbia viene spinta dal vento e riempie i crateri a un ritmo costante”.

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