LE REAZIONI NUCLEARI NELLE ESPLOSIONI STELLARI

Novae al neon

Un articolo su Physical Review Letters studia il comportamento degli isotopi di neon e floro all'interno delle esplosioni stellari dette novae, quelle che si verificano quando una nana bianca ruba abbastanza materia alla stella compagna. I dati serviranno a interpretare meglio la radiazione gamma raccolta dai satelliti.

Credit: David A Hardy and STFC

Credit: David A Hardy and STFC

Il neon, un gas che ben conosciamo sulla Terra e usiamo per l’illuminazione, ha anche un ruolo fondamentale nel generare la luce delle potenti esplosioni stellari che chiamiamo novae. Se le stelle di grande massa concludono la loro vita con un’importante e spettacolare esplosione nota a tutti come supernova, anche quelle di  più piccole dimensioni non sono da meno e a volte spendono tutta la loro energia in esplosioni altrettanto drammatiche, chiamate novae, che possono essere viste anche a occhio nudo.

Un team internazionale di scienziati ha analizzato in dettaglio la struttura nucleare del neon radioattivo prodotto da queste esplosioni e in particolare il modo in cui decade in isotopi del fluoro. Lo studio, pubblicato su Physical Review Letters, ha fatto luce sul fenomeno e ha ridotto l’incertezza sul modo in cui una di queste reazioni nucleari chiave avviene, e su come si accumulino in grande abbondanza isotopi radioattivi. I nuovi dati ottenuti con questa ricerca aiuteranno gli esperti nell’interpretare le  osservazioni in raggi gamma provenienti dai satelliti per astrofisica delle alte energie: infatti, le teorie sul decadimento di isotopi radioattivi nelle stelle sono fondamentali per interpretare al meglio la radiazione gamma.

«Le osservazioni dei raggi gamma dalle novae ci aiuteranno a determinare esattamente quali elementi chimici sono sintetizzati in queste esplosioni astrofisiche», ha spiegato  Anuj Parikh, della Università Politecnica di Catalogna, che ha partecipato allo studio. «In questa ricerca, sono stati anche determinati i dati necessari a calcolare la produzione degli isotopi del fluoro, che permetteranno di indagare i processi che avvengono all’interno della nova», ha detto.

Una nova ha origine da una nana bianca: quando quest’ultima si trova in un sistema binario stretto (vale a dire abbastanza vicina a un’altra stella), può sottrarre materia (idrogeno ed elio) alla sua compagna per mezzo della forza gravitazionale. Quando abbastanza materiale si è accumulato sulla superficie della stella “ladra”, si verifica una fusione nucleare, la nana bianca si illumina ed espelle il materiale rimanente.Il bagliore generato scompare nel giro di pochi mesi.

Per saperne di più: 

 

  • L’articolo completo su Physical Review Letters