LE SONDE GEMELLE SI PREPARANO ALL'IMPATTO

Fine corsa per GRAIL

Pochi giorni dopo la pubblicazione della mappa della gravità lunare basata sui loro dati, le sonde Ebb e Flow della NASA iniziano la manovra che le porterà a schiantarsi sulla Luna il 17 dicembre. Ma anche durante la discesa forniranno dati importanti.

Un'immagine del luogo previsto per l'impatto, e la traiettoria che seguiranno le due sonde (NASA/JPL-Caltech/GSFC/ASU)

Di certo se ne vanno con stile. Meno di due settimane dopo essersi guadagnate le prime pagine dei giornali grazie alle loro analisi della gravità e composizione lunare, le due sonde gemelle che compongono la missione GRAIL della NASA si preparano a chiudere la loro avventura. Oggi iniziano infatti la manovra che le porterà, lunedì 17 dicembre, a schiantarsi sulla superficie della Luna. L’impatto è previsto su una formazione montagnosa nei pressi del polo nord lunare, attorno alle 11 e 30 di sera del 17 (ora italiana).

Ebb e Flow (così si chiamano le due sonde) hanno infatti quasi esaurito il loro carburante, e la loro orbita si è ormai abbassata troppo per consentire misure scientifiche significative. “Sarà difficile dirgli addio” commenta Maria Zeuber, responsabile scientifica della missione GRAIL e prima autrice degli studi pubblicati proprio la scorsa settimana su Science, che hanno disegnato la più accurata mappa gravitazionale della Luna mai ottenuta, permettendo di migliorare molto la conoscenza della crosta del nostro satellite. “Queste due piccole gemelle robotiche si sono comportate in modo esemplare, e la scienza planetaria è avanzata molto grazie ai loro contributi”.

Ebb, la prima a raggiungere l’orbita lunare nel gennaio 2012, sarà anche la prima a cadere. Flow la seguirà di circa 20 secondi. Al momento dell’impatto viaggeranno a circa 1,7 km al secondo, e dell’evento non vi saranno immagini, perché in quel momento quella regione della Luna si troverà in ombra.

Prima del botto, Ebb e Flow daranno ancora un contributo alla NASA: accenderanno i loro motori fino a svuotare del tutto le riserve di carburante, permettendo ai tecnici di missione di convalidare con maggiore precisione i modelli informatici che stimano il consumo del carburante, usati dalle missioni spaziali.