DA UN QUASAR A 12,4 MILIARDI DI ANNI LUCE

Un getto X lontano lontano

Il quasar GB 1428+4217, osservato con Chandra, VLA e Hubble, produce il getto di raggi X più lontano mai osservato dai ricercatori. Il buco nero supermassiccio che lo ha generato si trova a circa 12,4 miliardi di anni luce dalla Terra.

Credit: X-ray: NASA/CXC/NRC/C. Cheung et al; Optical: NASA/STScI; Radio: NSF/NRAO/VLA

Chandra, il telescopio orbitale della NASA per l’osservazione del cielo nei raggi X, ha avvistato un getto di raggi X proveniente da un buco nero supermassiccio a 12,4 miliardi di anni luce dalla Terra.  Secondo i ricercatori, si tratta del getto di raggi X più distante mai osservato. In precedenza, il getto di raggi X più lontano conosciuto si trovava a 12,2 miliardi di anni luce, e un altro era stato avvistato a 12 miliardi di anni luce.

Il getto è stato generato dal quasar GB 1428+4217. La scoperta, apparsa su The Astrophysical Journal Letters lo scorso 1 settembre, ha permesso agli astronomi di dare uno sguardo alle eplosioni associate alla crescita dei buchi neri nell’Universo primordiale.

Questa immagine composita mostra GB 1428+4217 con  i dati sui raggi X di Chandra (in blu), i dati radio del Very Large Array (in viola) e dati ottici da Hubble (in giallo).

I buchi neri si trovano al centro delle galassie e possono attrarre grande quantità di materia e dare luogo ai quasar, oggetti molto luminosi e distanti. L’energia prodotta dalle particelle che cadono verso il buco noer causa grandi emsissioni di radiazioni e flussi di particelle ad alta energia che si allontanano dla buco nero a velocità prossime a quelle della luce.

La scoperta è importante perché solo pochi getti di raggi X provenienti dall’Universo profondo sono  visibili dai telescopi.

«Dato che la brillantezza dei getti di raggi X dipende, tra l’altro, da quanto velocemente gli elettroni si allontanano dal buco nero, scoperte come questa ci descivono bene i buchi neri supermassicci e le loro galassie, non molto lontane nel tempo dal Big Bang», ha detto il co-autore dell studio Lukasz Stawarz, dalla Japan Aerospace Exploration Agency.

A causa della distanza, il quasar in questione lo vediamo com’era quando l’universo era ancora giovane, 1,3 miliardi di anni (circa il 10% dell’età attuale), ed è quindi circondato da una radiazione cosmica di fondo più debole di quella attuale, il che ci permette di vederlo più luminoso. Una sorta di amplificatore naturale.

Il getto dovrebbe misurare circa 230 mila anni luce, quasi due volte il diametro della Via Lattea, ed è stato osservato solo da uno dei lati del quasar. I dati suggeriscono che il getto sia rivolto quasi direttamente verso la Terra.