FOMALHAUT B E' DAVVERO UN PIANETA

Il pianeta ritrovato

Scoperto nel 2008 nelle immagini del telescopio Hubble, l'esopianeta nei pressi della stella Fomalhaut era stato poi declassato da studi successivi a semplice nube di gas. Ma una nuova analisi delle immagini originali lo riabilita, anche se con nuove caratteristiche.

Immagine in luce visibile, ripresa da Hubble, della stella Formalhaut, il suo anello di polveri e il presunto pianeta. L'anello nero è una maschera che copre la luce della stella(NASA/ESA/T. Currie, U. Toronto)

Guardando meglio, c’è davvero un pianeta nei pressi della stella Fomalhaut. Nel 2008 era saltato fuori nelle immagini riprese dallo Hubble Space Telescope, e battezzato Formalhaut b. In seguito però altri studi con altri strumenti non erano riusciti a confermare l’esistenza del pianeta. Chi lo ha cercato in lunghezze d’onda diverse dall’ottico, in particolare l’infrarosso, non ne ha trovato traccia. Tanto che proprio quest’anno uno studio aveva suggerito che si trattasse solo di una nube di polveri. Per togliersi il dubbio, un gruppo guidato da Thayne Currie dell’Università di Toronto è tornata ad analizzare le immagini originali di Hubble, riprese tra il 2004 e il 2006, incrociandole con osservazioni fatte dal telescopio Subaru alle Hawaii, e dall’osservatorio orbitante Spitzer della NASA.

Si sono ritrovati con risultati molto diversi da quelli che apparivano nella scoperta iniziale, e che fanno pensare che Fomalhaut b sia sì un pianeta, ma di un tipo molto raro, forse unico, completamente avvolto da gas. “I nostri risultati mettono in dubbio quelli a cui è legata la scoperta originale, ma lo fanno in un modo che in realtà rende l’interpretazione di questo oggetto molto più chiara. e lascia intatta la conclusione che si tratti di un pianeta di grande massa” spiega Currie.

Al tempo della scoperta, i ricercatori scrivevano che la luminosità di Fomalhaut b variava nel tempo di un fattore due, il che sembrava una prova che il pianeta stesse crescendo grazie all’acquisizione di gas. Gli studi seguenti avevano invece interpretato questa variazione come la prova che si trattasse solo di una nube di polvere in transito davanti alla stella.

Ora, Currie e il suo team hanno aggiunto all’individuazione del pianeta in luce visibile (in lunghezze d’onda tra i 600 e gli 800 manometri) quella in luce ultravioletta, a 400 nanometri. Ma hanno anche scoperto che la luminosità resta in realtà costante, il che rafforza l’ipotesi planetaria. Ancora nessuna traccia in luce infrarossa nei dati di Subaru e Spitzer, cosa che implica che la massa del pianeta deve essere inferiore al doppio della massa di Giove.

Il lavoro di Currie approfondisce anche l’analisi di un altro punto molto dibattuto, l’orbita del pianeta. Fomalhaut b (qualunque cosa sia) si trova in mezzo a un anello di polveri che circonda la stella, simile a quelli di Saturno. Ma dai dati iniziali non era ben chiaro che rapporto avesse con esso. Se è lui a fare da “pastore” e influenzare l’orbita dell’anello, allora deve avere un’orbita allineata con esso, cosa messa in dubbio da diverse osservazioni. Lo studio di Currie invece conferma che il pianeta si muove con una velocità e un’orbita coerente con l’idea che la sua gravità dia forma all’anello.

Quanto all’idea che il pianeta sia in realtà solo una nube di gas, Currie e i colleghi lo ritengono impossibile. In base a quanto si è capito dell’ambiente gravitazionale in cui si trova l’oggetto, una nube del genere si sarebbe già dissipata da un pezzo. Piuttosto, “pensiamo che si tratti di un oggetto planetario completamente avvolto da gas” spiega il coautore John Debes, dello Space Telescope Science Institute di  Baltimora.

Lo studio è su Arxiv, ed è stato accettato per la pubblicazione su The Astrophysical Journal Letters.

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