NEWS DA SATURNO E URANO

Ultime dal sistema solare

Planetologi a convegno in Nevada dal 14 al 19 ottobre. Ieri il protagonista è stato Urano, che appare meno noioso di quanto si credesse grazie a nuove immagini della sua atmosfera. Domani sarà la volta delle piccole lune di Saturno e dei processi che hanno portato alla loro formazione.

Credit: E. Asphaug and A. Reufer

Il nostro buon vecchio Sistema solare riserva ancora molti punti di domanda e molte sorprse. Moltissime le ricerche presentate in questi giorni al 44° Convegno della “Division for Planetary Sciences” della Società Astronomica Americana nel Nevada (Usa).

Tra quelle più interessanti, una nuova teoria sulla formazione delle piccole lune che orbitano attorno a Saturno. Secondo un recente studio, portato avanti da Erik Asphaug e Andreas Reufer (rispettivamente dell’Università della California e di quella di Berna) l’origine della mezza dozzina di piccoli satelliti del pianeta con gli anelli è da ricercarsi in giganteschi impatti, durante i quali diversi satelliti minori si sono fusi per formare  Titano, la luna più grande di Saturno.

I due ricercatori propongono una simulazione in computer grafica in cui il sistema di Saturno può essere paragonato a quello di Giove, un altro gigante gassoso, che ha nella sua orbita quattro grandi satelliti naturali, noti come le lune galileiane.  Asphaug e Reufer ritengono che i satelliti naturali dei giganti gassosi possano essere comparati ai pianeti che orbitano attorno a una stella come il Sole: pianeti come Saturno sono come dei piccoli sistemi planetari. «Nel nostro modello – hanno descritto – Titano è stato generato da diverse enormi collisioni, causando la formazione di lune di medie dimensioni».

Lo stesso processo potrebbe aver causato anche la formazione della nostra Luna, il cui materiale roccioso sembrerebbe simile a quello della Terra: allo stesso modo le piccole lune ghiacciate di Saturno avrebbero la stessa composizione del grande pianeta.

Asphaug ha affermato che nuove informazioni potrebbero arrivare presto dalla missione Cassini della NASA.

Credit: Lawrence Sromovsky, Pat Fry, Heidi Hammel, Imke de Pater

Al convegno di planetologia ieri si è parlato anche del pianeta più “noioso” dell’Universo, almeno così appariva fin’ora a molti astronomi: Urano.

Grazie a nuove tecniche utilizzate dall’Osservatorio Keck, il settimo pianeta del Sistema solare è tornato a far parlare di sè per delle nuove immagini ad alta risoluzione, le quali, grazie ai raggi infrarossi, rivelano il suo strano clima.

Nell’immagine è possibile notare l’atmosfera del pianeta di un colore tra il blu e il verde scuro: i principali elementi che la compongono sono idrogeno, elio e metano. I venti soffiano prevalentemente da est a ovest a una velocità che può raggiungere i 901 chilometri all’ora. La sua atmosfera è molto simile a quella di Nettuno, con temperature che si aggirano attorno ai -218° C: insomma, un clima non proprio adatto alla vita, ma abbastanza freddo da congelare il metano. Urano è 30 volte più lontano dal Sole rispetto alla Terra e quindi l’intensità dei raggi solari è 900 volte più debole.

Per fotografare il pianeta Larry Sromovsky, dell’Università del Wisconsin, e i suoi colleghi hanno usato nuove tecnologie agli infrarossi, per farsi strada letteralmente nelle spaventose tempeste di Urano. Al telescopio Keck II, posizionato sulla parte più alta delle Hawaii, sono bastate due notti di osservazione per generare immagini inedite e dettagliate dell’atmosfera di Urano.

Per saperne di più:

  • Clicca qui per vedere il video della simulazione delle lune di Saturno