L'OPERAZIONE CIELI BUI

Riusciremo a rivedere le stelle?

Con una norma inserita nella legge di stabilità, il Governo punta a razionalizzare la spesa per l'illuminazione pubblica riducendo così anche l'inquinamento luminoso. Un provvedimento che gli astrofili richiedono con forza da anni. L'opinione di Emilio Sassone Corsi

Tra aumenti dell’IVA, diminuzioni dell’IRPEF e tagli alla Sanità, il Governo ha varato qualche giorno fa la cosiddetta legge di stabilità, inserendo un po’ a sorpresa una norma riguardante i “Cieli Bui”.

Nel comunicato stampa che il Governo ha diffuso a valle di una complessa nottata, si spiega che il Commissario straordinario per la Spending Review Enrico Bondi ha ricevuto in pochi mesi ben 135mila segnalazioni di cittadini e associazioni, oltre ottomila delle quali provenivano dal mondo dell’astrofilia (ed in particolare dall’Unione Astrofili Italiani – UAI e dall’Associazione CieloBuio). Sulla base di queste tante segnalazioni il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha proposto di inserire la norma “Cieli Bui”. Una volta tanto, quindi, anche i singoli cittadini sono stati ascoltati e hanno potuto portare un contributo alle decisioni del Governo: un’ottima dimostrazione di democrazia partecipativa della quale si sente molto bisogno.

Il decreto del Governo parla degli aspetti economici dell’operazione “Cieli Bui” e quindi delle necessità del contenimento della spesa pubblica, del risparmio delle risorse energetiche nonché della reingegnerizzazione e ammodernamento degli impianti di illuminazione pubblica.

Ma a quanto ammonta il risparmio economico che si otterrà nel momento in cui il provvedimento entrerà in esecuzione? L’illuminazione pubblica in Italia consuma l’1,5-2% dell’energia elettrica complessivamente prodotta. Bisogna tener conto che oggi la spesa pro-capite per l’illuminazione pubblica in Italia è valutata in circa 20 €/anno contro i circa 10 €/anno per un cittadino tedesco e i circa 7 €/anno per un cittadino inglese. Se riuscissimo nel giro di pochi anni ad allinearci al costo tedesco, avremmo un risparmio di 500-600 Milioni € l’anno, non poca cosa, stante la situazione di crisi generalizzata in cui versa il nostro Paese. Si arriva all’assurdità che in una città come Roma oggi insistono ben 181mila pali della luce, uno ogni 10 abitanti, con una spesa pro-capite che sfiora i 30 €/anno e con livelli di luminanza che sono 2 – 3 volte superiore a quelli di Berlino.

L’ammodernamento degli impianti, considerando che la gran parte di questi sono stati installati almeno 30 anni fa, potrebbe consistere non solo nel miglioramento dei corpi illuminanti e nella sostituzione delle lampade con quelle a basso consumo, ma anche nella realizzazione di sistemi di controllo a distanza. I pali della luce diventerebbero intelligenti e potrebbero consentire la diminuzione dell’illuminazione in determinate ore della notte, l’accensione in caso di emergenza, la manutenzione programmata, fino ad arrivare al loro utilizzo per la diffusione di reti Internet di tipo wireless. Insomma i pali della luce potrebbero diventare il sistema nervoso di una Smart City del futuro. In alcuni Paesi del nord Europa (Svezia, Danimarca, Belgio) e del lontano Oriente (Corea, Giappone) sono state fatte molte sperimentazioni e installazioni di queste tecnologie e in Italia esistono molte aziende che hanno sviluppato innovativi sistemi integrati di questo tipo.

Parlando di aspetti più specificamente ambientali, gli astrofili si battono da oltre un ventennio sul tema dell’inquinamento luminoso. È bene sottolineare che si tratta di un vera e propria forma di inquinamento da onde elettromagnetiche nella frequenza del visibile, che danneggia la vita e modifica il ciclo circadiano delle piante, degli animali e dell’uomo, oltre a impedirci di osservare il cielo stellato. L’amico Mario Di Sora, avvocato e presidente dell’UAI, ne ha fatto uno scopo di vita. La prima proposta di legge nazionale da lui predisposta risale al luglio 1992 e già si parlava di “misure per la riduzione dell’inquinamento luminoso e a favore del risparmio energetico”. Ma, ovviamente, il Parlamento ha sempre qualcosa di più urgente da dover discutere e questo ddl, come gli altri presentati nel ’96, nel 2001 e nel 2005, pur essendo stati discussi dalle Commissioni Parlamentari competenti, non sono mai stati portati all’approvazione dell’Aula. A partire dagli inizi del 2000, essendo la protezione dell’ambiente di competenza regionale, c’è stata la graduale diffusione di leggi regionali. Iniziò il Veneto nel ’97 seguito dal Piemonte e dalla Valle d’Aosta; queste norme però, facendo riferimento ad una Norma UNI, la 10819, non garantiscono una riduzione sufficiente dell’inquinamento luminoso.  Il Veneto, nel 2012, ha modificato la legge portandola al livello delle migliori. Oggi, tranne la Sicilia, la Calabria e la Sardegna, tutte le Regioni italiane hanno adottato leggi regionali che impongono delle regole all’illuminazione pubblica e privata e al corrispondente risparmio energetico. Alcune di queste sono operative da alcuni anni e stanno dando buoni risultati (nel Lazio, in Lombardia, nel Veneto). Molto di questo intenso lavoro legislativo è stato prodotto da Mario Di Sora e dalla Commissione Inquinamento Luminoso UAI.

Il problema, come accade quasi sempre nel nostro Paese, non è tanto fare la legge ma farla applicare diffusamente sul territorio. Purtroppo, tranne che in alcune specifiche zone sottoposte a stretta sorveglianza da parte di gruppi di volontari, la gran parte del Paese è completamente fuori controllo e anche le Istituzioni pubbliche, dai Vigili Urbani alle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente, spesso non sanno nemmeno dell’esistenza di questi dispositivi legislativi.

In questa situazione, il decreto “Cieli Bui” non può che accelerare il processo di adeguamento delle infrastrutture d’illuminazione pubblica e uniformare una situazione che nelle varie regioni italiane è molto eterogenea. Viene proposto in un momento di violenta crisi economica dove tutti sono attenti a tenere sotto controllo le proprie spese e a controllare le spese fatte dagli amministratori pubblici. Quindi è probabile che possa avere un certo effetto sull’opinione pubblica. Ad esempio, se in una piazza di una piccola cittadina si potrà leggere comodamente il giornale a mezzanotte come oggi accade quasi dappertutto, invece di ringraziare il proprio sindaco, forse qualcuno gli chiederà conto della bolletta energetica che il Comune farà pagare, attraverso le tasse, ai cittadini.

Ma l’iter del provvedimento “Cieli Bui” presumo che sarà molto lungo e irto di ostacoli. Prima di tutto si tratta di un disegno di legge che dovrà essere discusso e approvato dalle Camere e dovrà sopportare tutte le modifiche proposte ed imposte dalle varie lobby dei produttori di energia, dei produttori di sistemi di illuminazione, dei gestori di impianti che, su un tale provvedimento costruiranno i propri piani pluriennali. Una volta approvato e reso legge dello Stato, dovrà essere disciplinato con decreti attuativi, non in contrasto con le leggi regionali nel frattempo approvate. E poi dovrà essere applicato e andranno indicate le Autorità preposte all’attuazione e al controllo. Quando, dopo tutto questo faticoso iter, si arriverà all’applicazione vera e propria del decreto “Cieli Bui” ci sarà sicuramente qualcuno che si preoccuperà dei problemi relativi alla sicurezza dei cittadini e del fatto che, secondo alcuni, illuminando meno c’è più rischio di violenze, furti, incidenti. In realtà le ampie statistiche disponibili ci dicono che la situazione è esattamente opposta: è bene, ad esempio, non illuminare eccessivamente le strade altrimenti si viene abbagliati, lo impone anche il Codice della Strada.

I have a dream! Spero che in una limpida notte autunnale del 2025 si possa ritornare ad osservare ad occhio nudo la Galassia di Andromeda dal centro di Roma o di Milano. La Galassia di Andromeda è l’oggetto celeste visibile ad occhio nudo più lontano da noi (2 Milioni di anni luce) ed è di magnitudine apparente 4,4. La magnitudine limite visibile ad occhio nudo in alta montagna in condizioni di cielo perfetto è 6,5. L’ultima volta che è stato possibile vedere ad occhio nudo la Galassia di Andromeda dalle città italiane risale probabilmente alla Seconda Guerra Mondiale. E poi, per caso, più recentemente, si vide da tutta Italia la notte del black-out italiano, tra il 27 e il 28 Settembre 2003 quando tutta Italia cadde nel buio a causa di un abete che tranciò una linea ad alta tensione in Svizzera. Speriamo che non sia necessario attendere un nuovo black-out per riveder le stelle!