SIMULAZIONI E MODELLI PER NUOVI PIANETI

A caccia di pianeti extrasolari

La ricerca di pianeti extrasolari necessità di sistemi sempre più raffinati per determinare la composizione del pianeta rilevato. Una esigenza nata dalla avanzata capacità degli astronomi di trovar sistemi planetari, una capacità che è evoluta esponenzialmente dal 1988 ad oggi

Sappiamo che la Terra e i pianeti non sono soli nell’Universo. Per questo motivo i ricercatori stanno cercando di mettere a punto strumentazioni efficaci per capire come nascono i pianeti e scoprirne altri al di fuori del nostro Sistema Solare.

I ricercatori dell’Università del Texas ad Austin, alla guida dell’astronomo Sally Dodson Robinson, sono alle prese con nuovi strumenti di simulazione dei dischi protostellari. Il team sta studiando i processi di formazione di un pianeta che sarà d’aiuto per scoprire nuovi oggetti extrasolari e per avere una maggiore comprensione dell’evoluzione della Terra e del nostro Sistema Solare.

Partendo dal principio, la formazione di un pianeta, nella maggior parte dei casi, inizia con il collasso di una nube molecolare in una stella giovane. Il gas residuo e la polvere risultanti da tale evento formano un disco attorno alla stella al cui interno le particelle si scontrano e si fondono nel corso di milioni di anni, dando luce ad oggetti sempre più grandi fino alla formazione di un pianeta.

Ora i ricercatori stanno creando modelli ed effettuando simulazioni, volgendo l’attenzione a fattori importanti come la turbolenza e la temperatura di questi dischi che simulano le modalità di formazione di un pianeta. Gli scienziati hanno osservato che l’elevata turbolenza porta le particelle del disco a muoversi troppo velocemente, rimbalzando l’una sull’altra; viceversa hanno rilevato che una minor turbolenza aumenta la possibilità che le particelle si scontrino e si attacchino.

Nel 1988 sapevamo dell’esistenza di un solo pianeta extrasolare, adesso grazie a queste nuove tecniche ci sono quasi 2400 pianeti extrasolari in attesa di conferma. Scoperte di questo tipo sono il risultato della complessità dei modelli e delle simulazioni messe a punto dagli studiosi.

Il notevole calcolo coinvolto in questo progetto è stato facilitato dal supercomputer Ranger presso il Texas Advanced Computing Center (TACC).