SUPERNOVA ILLUMINA L'UNIVERSO PRIMORDIALE

Un lampo nel buio

Un'esplosione stellare ha permesso di studiare la composizione di una galassia distante oltre 9,5 miliardi di anni luce da noi. Lo studio potrebbe aprire la strada a un nuovo metodo per indagare la formazione delle galassie.

Come una torcia accesa improvvisamente in una stanza buia. Così Edo Berger dell’Università di Harvard ha descritto la stella morente scoperta dal suo gruppo di ricerca in una galassia lontanissima, a 9,5 miliardi di anni luce da noi. É la più lontana esplosione stellare di questo tipo mai osservata (si tratta di una supernova del tipo chiamato ultra-luminous core-collapse supernova) e dà ai ricercatori una straordinaria opportunità di studiare la composizione di una galassia molto antica.

La stella in questione è stata scoperta studiando le immagini del telescopio Pan-STARRS1 di Haleakala a Maui, nelle isole Hawaii, seguite poi dalle analisi spettroscopiche esegite usando il Multiple Mirror Telescope in Arizona and il Gemini North telescope di Mauna Kea. Gli spettri della radiazione emessa dalla stella hanno rivelato i tipici tratti di una supernova ultraliminosa, assieme alle caratteristiche linee di emissione di ferro e magnesio, evidentemente presenti nei dintorni dell’esplosione. La luce prodotta dalla stella ha consentito ai ricercatori di studiare i suoi dintorni, raccontando i risultati in uno studio pubblicato su Astrophysical Journal. La galassia contiente stelle molto giovani (dai 15 ai 45 milioni di anni) per una massa totale di circa 2 miliardi di volte quella del Sole.

La supernova appartiene a un famiglia particolare, scoperta da poco, che produce esplosioni dalle 10 alle 100 volte più luminose delle altre, e caratterizzata da un’emissione di luce blu. Non ci sono ancora certezze, ma il processo che porta a questo tipo di supernova è probabilmente il collasso del nucleo di una stella di massa pari ad almeno cento volte quella solare. L’esplosione “spara” nello spazio grandi quantità di elementi pesanti.

Berger spiega che lo spazio interstellare in questa galassia lontanissima appare “normale in modo rassicurante”, se paragonato alle condizioni che si trovano in galassie molto più vicine a noi. “Questo ci mostra il grande potenziale dell’uso delle supernove più luminose per studiare l’Universo primordiale” spiega, “che a sua volta ci aiuterà a capire coem si sono formate galassie come la nostra Via Lattea”.

“La bellezza di questo metodo è che non richiede l’uso di satelliti e che ci dà molto tempo, perché una supernova ultraluminosa rimane visibile per molte settimane” spiega Alicia Soderberg, altra ricercatrice di Harvard e coautrice dello studio.