UNA GIGANTE ROSSA DIVORA I SUOI PIANETI INTERNI

Simile alla fine della Terra

È la prima volta che viene osservato ciò che dovrebbe accadere al nostro pianeta tra cinque miliardi di anni. Una stella morente che, evolvendo in gigante rossa, 'divora' i suoi pianeti interni. La prova dalla abbondante presenza di Litio nella stella e la anomala orbita del pianeta sopravvissuto

Il telescopio Hobby - Eberly - credit Marty Harris/McDonald Obs./UT-Austin

Quando il nostro Sole, morente, si trasformerà in una gigante rossa i pianeti interni del suo sistema saranno “investiti” dalla sua espansione finendo “divorati”  dalla loro stella madre. È questo lo scenario che attende il nostro pianeta tra circa cinque miliardi di anni. Uno scenario ipotetico che però, per la prima volta, è stato osservato da un team internazionale di astronomi.  Prova della distruzione di un pianeta dalla sua stella nella fase finale è stata scoperta da un team internazionale di astronomi. Alexander Wolszczan della Penn State University e gli altri membri del team, Monika Adamow, Grzegorz Nowak Andrzej Niedzielski della Nicolaus Copernicus University di Torun, in Polonia, e Eva Villaver della Universidad Autonoma de Madrid, in Spagna, hanno avuto evidenza di un pianeta mancante,  divorato dall’espansione, in una “gigante rossa”, del suo sole, in un sistema esoplanetario. “Un destino simile può attendere i pianeti interni del nostro sistema solare, quando il Sole diventerà una gigante rossa e si espanderà fino ad inglobare l’orbita della Terra” dice Alexander Wolszczan, che è anche lo scopritore del primo pianeta mai rilevato fuori dal nostro sistema solare.

La scoperta è stata fatta mentre, usando il telescopio Hobby –Eberly, gli astronomi erano intenti a  studiare l’invecchiamento della stella e a ricercare pianeti intorno ad essa. Inoltre hanno rilevato la presenza di un pianeta esterno che ha un’orbita eccezionalmente ellittica intorno alla gigante rossa, chiamata BD 48 740, più vecchia del Sole e con un raggio di circa undici volte più grande. Ma non è l’unico elemento sorprendente trovato dai ricercatori: vi è anche la particolare composizione chimica della stella. “La nostra analisi spettroscopica ha rilevato che BD 48 740, contiene una quantità abnorme di litio, un elemento raro, creatosi principalmente durante il Big Bang circa 14 miliardi di anni fa”,  ha aggiunto Adamow. Il litio viene facilmente distrutto nella fase evolutiva delle stelle, per questo la sua presenza, così anormalmente elevata in questa stella così vecchia, è così insolito. “I teorici hanno identificato solo alcuni casi molto particolari in base al quale il litio può essere creato nelle stelle”, ha aggiunto Wolszczan. “Nel caso di BD 48 740 è probabile che la produzione di litio sia stata innescata dalla massa di un pianeta  “digerito” dalla stella”.

Il secondo peculiare aspetto riscontrato dagli astronomi è l’orbita particolarmente ellittica del pianeta che orbita ancora intorno alla stella morente, delle dimensioni di almeno 1,6 volte la massa di Giove. “Questo pianeta ruota attorno alla stella in un’orbita che è solo leggermente più ampia di quella di Marte nel suo punto più stretto, ma è molto più estesa nel suo punto più lontano”, ha detto Niedzielski. “Tali orbite non sono comuni in sistemi planetari intorno a stelle evolute e, di fatto, l’orbita di questo pianeta è la più ellittica rilevata finora”. Poiché le interazioni gravitazionali tra i pianeti sono responsabili di tali orbite particolari, gli astronomi sospettano che il processo di “immersione” del pianeta scomparso all’interno della stella madre mentre evolveva in gigante rossa, avrebbe potuto dare al pianeta sopravvissuto una sferzata di energia, scagliandolo in un’orbita eccentrica come un boomerang.

“Poter trovare un pianeta in atto di essere divorato da una stella è un’impresa molto improbabile da realizzare, a causa in particolare della rapidità del processo. Ma ci indicano il verificarsi di tale processo, la massiccia presenza di litio”,  spiega Villaver, “e la peculiare orbita molto allungata del pianeta sopravvissuto”.

Il documento che descrive questa scoperta è pubblicato in una prima edizione online di Astrophysical Journal Letters (Adamow et al. 2012, ApJ, 754, L15).