MOLTI SEGUONO UNA DIETA MORIGERATA

La sobrietà del quasar

Un campione di galassie osservate dai telescopi spaziali Spitzer e Hubble rivela che, per alimentare i quasar, ai buchi neri dell’universo primordiale è sufficiente una modesta quantità di gas. Senza dunque necessità di collisioni o eventi estremi.

Quattro dei trenta quasar studiati. Crediti: NASA, ESA, K. Schawinski (Yale University)

È una vita da mediano, quella della maggior parte dei quasar. Se a far notizia sono i pochi che si abbuffano con portate esagerate di gas, che solo a metterle insieme se ne vanno via due o più galassie, il grosso di queste “quasi-stelle” si ciba in realtà delle porzioni light che una singola galassia è in grado di fornire. Il nome viene dall’inglese quasi-stellar radio source, ma più che stelle sono il cuore di galassie dal nucleo attivo, ovvero galassie con un buco nero al centro che consuma materia e rilascia energia. E ne rilascia al punto da rendere i quasar tra gli oggetti più luminosi dell’intero universo.

Ma quanta materia consuma, il buco nero che tiene acceso un quasar? E a quale ritmo? Per scoprirlo, un team guidato da Kevin Schawinski, della Yale University, ha selezionato un campione di trenta sorgenti estremamente luminose nell’infrarosso. Trenta galassie avvolte nella polvere (opaca per la luce visibile, ma trasparente, appunto, alla radiazione infrarossa) estratte dalla survey CANDELS: un set di dati particolarmente fertile (ne abbiamo già parlato anche su Media INAF, qui e qui) raccolto dai telescopi spaziali Spitzer e Hubble.

Ebbene, i risultati dello studio, in pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, dicono che su 30 quasar presi in esame ben 26 sono ospitati da galassie dal passato anonimo: vale a dire, galassie che non recano alcuna traccia di collisioni con altre galassie, contrariamente a quanto accade per quelle che ospitano i più splendenti fra i quasar. «Gli oggetti che abbiamo esaminato in questo studio sono i quasar più comuni. Sono molto meno luminosi dei quasar brillanti, quelli nati dalla fusione tra galassie e sui quali, proprio per la loro luminosità e per il caos che regna nelle loro galassie, di solito si riversa tutta l’attenzione. Ma è in questi quasar nella norma», “quasar pane e burro” dice Schawinski, «che si registra il grosso della crescita dei buchi neri. Loro sono la normalità, e non hanno bisogno di un evento drammatico come una collisione per brillare».

Insomma non occorre tutto questo gas, per saziare l’appetito di un buco nero e trasformarlo in un quasar qualunque. Può bastare uno spuntino consumato a intervalli regolari in un’ordinaria galassia a spirale.