SCOVATI DUE BIZZARRI ESOPIANETI

I gemellini dalla vista lunga

I due piccoli telescopi KELT hanno messo a segno un bel colpo. Hanno scoperto due strani pianeti extrasolari il cui studio aiuterà gli astronomi a comprendere l'evoluzione del sistemi solare. KELT Nord, protagonista della scoperta, ha una lente non più grande e potente di quella di una videocamera amatoriale.

Per una volta, tocca a un telescopio terrestre spiare pianeti in orbita attorno a stelle lontane, di solito una prerogativa delle missioni spaziali. Parliamo dei KELT (Kilodegree Extremely Little Telescope), una coppia di telescopi terrestri che hanno appena scoperto due strani esopianeti.

Lo studio del primo, soprannominato KELT-1b e situato nella costellazione Andromeda, potrebbe cambiare alcune teorie sull’evoluzione del sistema solare. KLET-2Ab, l’altro pianeta situato, invece, nella costellazione Auriga, orbita intorno ad una strana ma luminosissima stella, con la cui luce potrà essere studiata l’atmosfera circostante.

La scoperta è stata comunicata ieri dal team di ricercatori di Thomas Betty dell’Università dell’Ohio (USA) e da Robert Siverd dell’Università di Vanderbilt.

Kelt-1b è un pianeta di grandi dimensioni formato da idrogeno metallico molto e denso e molto caldo, quasi una “stella fallita” più che un pianeta. La particolarità di questo esopianeta è che si trova talmente vicino alla sua stella madre da completare la sua orbita annuale in un solo giorno terrestre. Sembra, inoltre, che sia stato letteralmente spinto via da una stella binaria che ora orbita intorno al sistema solare.

KELT-2Ab, invece, orbita attorno a una stella così luminosa che i ricercatori credono che potranno studiare l’atmosfera del pianeta non solo dai telescopi spaziali, ma anche da quelli terrestri. E questo potrà avvenire proprio con i due telescopi gemelli KELT. È più grande di Giove del 30 percento. La stella è abbastanza brillante da poter essere vista dalla Terra con un binocolo.

I ricercatori lavorano in tandem con il KELT Nord, situato in Arizona e che copre la parte settentrionale del cielo, e il KELT Sud, situato a Cape Town, Sud Africa. I Kelt sono utili per studiare la variazione di luminosità dei pianeti che segnalano dei transiti davanti all stelle, il cosiddetto “metodo del transito”. Questo è avvenuto, per esempio, per il trasito di Venere avvenuto il 6 giugno.

Betty spiega che i telescopi posizionati sulla Terra riescono a osservare soltanto stelle deboli, in piccole porzioni di cielo, ad alta risoluzione. I gemelli KELT si spingono oltre e fanno l’esatto opposto, cioè guardano moltissime stelle in ampie porzione di cielo a bassa risoluzione. La particolarità di KELT sta proprio nel fatto che le stelle catturate sono così luminose che  i telescopi più potenti non possono osservarle, perché ne sarebbero “accecati”.

Kelt-1b e la sua stella sembrano vivere un rapporto simbiotico come quello che la Terra ha con la Luna. Con una piccola differenza: la luna è in rotazione sincrona con la Terra (ecco perché vediamo sempre la stessa faccia della Luna), ma la Terra non è in rotazione sincrona alla luna. KELT-1b esercita tanta forza gravitazionale sulla sua stella che la velocità di rotazione della stella corrisponde in realtà all’orbita del pianeta: i due sono in rotazione sincrona.

Gli astronomi sospetterebbero che accada qualcosa di insolito durante l’evoluzione dei sistemi solari che spinge i grandi pianeti a questi tipi di incontri ravvicinati, e  lo studio di KELT-1b potrebbe aiutare a capire cosa.