LO USÒ TACCHINI PER GLI STUDI DI SPETTROSCOPIA

Il restauro del telescopio equatoriale Merz

L'Osservatorio Astronomico di Palermo dell'INAF ha avviato i lavori per ill recupero della movimentazione del Telescopio Equatoriale Merz, usato da Pietro Tacchini per i suoi studi spettroscopici sul Sole a partire dal 1871.

Il telescopio equatoriale Merz fotografato da Tullio Puglia

Va al recupero delle sue funzionalità il telescopio equatoriale Merz dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo.

Acquistato in Germania nel 1859, venne installato nel 1865 sotto la più grande delle tre cupole che caratterizzano l’Osservatorio Astronomico di Palermo, appositamente realizzata per ospitare il telescopio. Lo strumento fu utilizzato, tra l’altro, da Pietro Tacchini (1838-1905) per eseguire, tra i primi in Italia, importanti studi spettroscopici sul Sole a partire dal 1871. In quello stesso anno, con un identico strumento posseduto da padre Angelo Secchi all’Osservatorio del Collegio Romano, si diede inizio ad una campagna di osservazioni solari contemporanee tra Roma e Palermo (cui si aggiungerà Padova), che costituirà il punto di partenza per la fondazione della celebre Società degli Spettroscopisti italiani.

Su questo telescopio, restaurato nel 2001 e ricollocato nella sua posizione originaria – la sala del rifrattore, rinnovata e dotata di nuove cupole nel 2000 – si è da tempo avviata una riflessione per valutare la possibilità di recuperarne la movimentazione. Tale operazione prevede innanzi tutto il restauro del basamento marmoreo dello strumento, che col tempo ha evidenziato la presenza di alcune lesioni. Dopo la stipula del contratto con la vincitrice della gara d’appalto, prof.ssa Serena Bavastrelli, come comunicato dal direttore dei lavori, geometra Giovanni Liggio, sono state pianificate le varie fasi di intervento, che si possono così riassumere: Smontaggio del telescopio; restauro del basamento marmoreo; pulitura e manutenzione del telescopio e, infine, rimontaggio, equilibratura e controllo dello strumento.

Le operazioni saranno effettuate sotto la supervisione del dott. Paolo Brenni, il quale vanta una consolidata esperienza internazionale nel restauro di strumenti scientifici. Il dott. Brenni, che aveva effettuato nel novembre 2010 un esame dello stato di conservazione dello strumento, effettuerà innanzi tutto lo smontaggio avvalendosi della collaborazione dei tecnici sig. Filippo Mirabello (Università di Palermo, Dipartimento di Fisica) e sig. Giuseppe Inzerillo (INAF, Osservatorio di Palermo). Si è già provveduto a svuotare le vetrine della stanza del rifrattore e a trasferirle provvisoriamente in altri spazi, in modo da liberare la stanza; inoltre sono state già montate le strutture di supporto ed avviate le operazioni preliminari di smontaggio.