SU TITANO, VENERE E MARTE SI SENTE COSÌ

Suoni extraterrestri al planetario

Uno spettacolo da gustare con le orecchie ben aperte. Lo inaugurano il 4 aprile all’InTech Science Centre, in Gran Bretagna, e promette di farci sentire tutti i rumori del Sistema solare. Dallo scrosciare della pioggia su Titano alla voce d’una persona su Venere.

Il planetario dell'INTECH Science Centre

E il coccodrillo come fa? Non c’è nessuno che lo sa, diceva la canzone vincitrice d’uno Zecchino d’Oro di qualche tempo fa. Ma quello del coccodrillo non è l’unico verso misterioso. Basta abbandonare il nostro pianeta ed ecco che anche i rumori più comuni diventano dei perfetti sconosciuti.  Chi saprebbe riprodurre lo scrosciare d’una cascata su Titano, per esempio? O il rombo d’un tuono marziano? O, ancora, la nostra stessa voce: sotto la spessa atmosfera di Venere sarebbe ancora riconoscibile?

Decenni d’esplorazione spaziale, con rover e sonde planetarie d’ogni fatta, non ci vengono in aiuto più di tanto. Pieni fino all’inverosimile di telecamere che coprono l’intero spettro elettromagnetico, hanno inviato a Terra milioni di cartoline colorate da ogni angolo del Sistema solare, a volte perfino in 3D. Ma solo in una manciata d’occasioni si sono ricordati di portarsi appresso un registratore. E anche in quei rari casi non sono riusciti a captare suoni da altri mondi.

Ora, però, grazie a un team dell’Università di Southampton, la galleria dei suoni extraterrestri è diventata realtà. E tutto grazie a fisica e matematica. «Abbiamo fiducia nei nostri calcoli, abbiamo applicato la fisica in modo rigoroso, tenendo conto delle atmosfere, delle pressioni e della dinamica dei fluidi», garantisce il leader del gruppo, Tim Leighton, professore presso l’istituto di ricerca sui suoni e le vibrazioni della stessa università. Risultato? «Su Venere, per esempio, il timbro della nostra voce diventa molto più basso. Questo perché la densa atmosfera del pianeta fa sì che le corde vocali, immerse nella sua zuppa gassosa, vibrino più lentamente. Al tempo stesso, la velocità del suono, su Venere, è assai superiore a quella che ha sulla Terra, e questo inganna il nostro cervello, inducendolo a immaginare che la persona che parla possa essere più minuta di quanto effettivamente non sia. Così, ascoltando qualcuno parlare», conclude Leighton, «tendiamo a figurarci una persona piccola e dal tono basso. Come se gli umani, su Venere, diventassero Puffi con la voce cavernosa».

Il concerto dei suoni extraterrestri sarà parte dello show Flight Through the Universe, in programma a partire da mercoledì 4 aprile presso il Planetario Astrium dello Science Centre INTECH, vicino a Winchester (UK), il più grande di tutta l’Inghilterra.

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