L'EDITORIALE DI RAFFAELLA SCHNEIDER

La stella che (non) dovrebbe esistere

La recente scoperta della stella più povera di metalli finora osservata rappresenta un’importante conferma di predizioni fatte da un gruppo italo-giapponese con il fondamentale contributo di ricercatori dell’INAF.

È stata chiamata la stella che non dovrebbe esistere. Si tratta di SDSS J102915+172927 recentemente scoperta nell’alone della nostra Galassia da Elisabetta Caffau e i suoi collaboratori, che ha una massa inferiore a quella del Sole e dal punto di vista chimico è un vero dinosauro. Infatti, la quantità di elementi chimici misurata sulla superficie di questa stella è la piu’ bassa che sia mai stata osservata, apparentemente troppo bassa per giustificarne l’esistenza. Ma non tutti la pensano cosi.

Lo spieghiamo in una lettera alla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, a firma oltre che mia di Marco Limongi, Ruben Salvaterra, Alessandro Chieffi e Simone Bianchi, ricercatori INAF, e di Kazuyuki Omukai dell’Università di Kyoto e di Andrea Ferrara della Scuola Normale Superiore di Pisa.

La scoperta di SDSS J102915+172927 rappresenta un’importante conferma del nostro modello. Aspettavamo questo momento dal 2003, quando pubblicammo su Nature un modello in base al quale la formazione di stelle di piccola massa può già iniziare anche se l’abbondanza degli elementi pesanti nel gas proto-stellare è solo di 1/100,000 di quella solare, grazie alla presenza di quantità anche piccole di polvere. Molte delle stelle finora scoperte nell’alone della nostra Galassia o in galassie satelliti hanno una bassa abbondanza di ferro ma alte concentrazioni di carbonio e ossigeno. Queste stelle non erano quindi povere di metalli, erano solo molto anemiche. Ciò ha indotto a pensare che la loro esistenza fosse in qualche modo garantita da una sovra-abbondanza di carbonio e ossigeno nella nube proto-stellare.

Però non è il caso di SDSS J102915+172927, che oltre ad essere “anemica” presenta anche una bassa concentrazione di carbonio e ossigeno. In questo caso perché si possa formare una stella di piccola massa é necessario che il gas della nube proto-stellare attivi un canale di raffreddamento alternativo e questo è fornito dalla polvere. Ci auguriamo davvero che dai campioni osservativi selezionati emergano presto altre stelle primitive come SDSS J102915+172927.

Ma come ci è arrivata della polvere nella nube proto-stellare da cui si è formata  SDSS J102915+172927? “Siamo partiti dalle abbondanze degli elementi osservati e abbiamo cercato di ricostruire le condizioni fisiche della nube proto-stellare, facendo davvero dell’archeologia stellare” commenta Marco Limongi. “Questo ci ha permesso di capire che il gas presente nella nube proto-stellare doveva essere stato inquinato dai metalli e dalla polvere rilasciati da esplosioni di supernovae di una generazione stellare precedente, con masse di 20-30 volte maggiori di quella del Sole e composizione chimica primordiale.”

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* INAF/Osservatorio Astronomico di Roma