I LORO EFFETTI STUDIATI DA LRO

Raggi cosmici contro la Luna

In un lavoro pubblicato on line sul sito della rivista Journal of Geophysical Research vengono presentati i risultati delle misure dello strumento CRaTER riguardante gli effetti del bombardamento dei raggi cosmici sulla superficie del nostro satellite.

Sulla luna non è solo il bombardamento dei meteoriti a modificare le caratteristiche della sua superficie. Un ruolo determinante lo giocano anche i raggi cosmici, il flusso di particelle, in gran parte protoni ed elettroni di alta energia che investe anche il nostro sistema solare.

A dare una stima di quanto siano rilevanti gli effetti dei raggi cosmici sul nostro satellite è un lavoro appena pubblicato online sul sito web della rivista Journal of Geophysical Research, guidato da Nathan Schwadron, della University of New Hampshire e basato su dati forniti dallo strumento CRaTER.

CRaTER analizza e rivela le interazioni dei materiali lunari nell’impatto sia con i raggi cosmici di origine galattica (GCR) che con le particelle emesse dal sole (SEP) e sta fornendo preziose misure in grado di migliorare la nostra comprensione sull’irraggiamento che subisce l’ambiente lunare dell’interazione della superficie del nostro satellite con la radiazione di alta energia. Fenomeni determinanti nel produrre significative alterazioni negli elementi chimici che la compongono.

Casualmente, parte delle misurazioni effettuate dalla missione LRO sono state condotte in un periodo in cui i flussi di raggi cosmici di origine galattica sono rimasti a livelli elevatissimi, una conseguenza della ridotta attività del nostro Sole. In una condizione di scarsa presenza di vento solare, i raggi cosmici hanno potuto interagire in modo nettamente più efficace con i corpi celesti che hanno incontrato sulla loro strada, e in modo particolare con la Luna, che è priva anche di atmosfera.

“Questa fortunata condizione ci ha fornito un’occasione unica, perché non abbiamo mai realizzato questo tipo di misure su lungo periodo di tempo, il che significa che non siamo mai stati in grado di convalidare i nostri modelli teorici”, osserva Schwadron. “Ora possiamo calare tutte le nostre simulazioni su basi più solide e ricostruire l’andamento nel passato del flusso di queste particelle e le loro interazioni con il suolo lunare, quando le condizioni nell’ambiente interplanetario erano nettamente diverse”. Sarà così possibile avere un quadro ‘storico’ più chiaro degli effetti dei raggi cosmici galattici sui corpi celesti privi di atmosfera nel Sistema solare.