IMMAGINI DAL SISTEMA SOLARE

Non chiamatelo il solito cratere lunare

Il cratere Brayley G nelle immagini delle missioni Apollo e nel ritratto ad alta risoulzione realizzato dalla LRO. Come la "giusta immagine" permette agli scienziati di dedurre informazioni preziose sulla geologia della Luna.

Brayley G è un cratere lunare situato nel Mare Imbrium (coordinate 24.2°N, -36.4°E). Per il resto, Brayley G è una struttura di piccole dimensioni (3 km di larghezza e 5 di lunghezza) osservata e fotografata, come molti altri crateri, numerose volte nella storia dell’esplorazione lunare. Ma guai a chiamarlo  il “solito cratere”. Con la sua forma oblunga “a nocciolina”, Brayley G ha un aspetto ben diverso dai soliti crateri circolari di cui è cosparsa la faccia butterata del nostro satellite naturale. E proprio per questo, Brayley G vuole raccontarci la sua storia.

Un confronto tra le immagini dell'Apollo 15, dell'Apollo 17 e la più recente immagine della camera a bordo della missione LRO. Crediti: NASA/JSC/GSFC/Arizona State University

Una storia che inizia negli anni ’70, quando il Mare Imbrium viene immortalato dalle storiche missioni Apollo 15 e 17 che hanno realizzato nel 1971 e nel 1972 le prime due immagini sulla sinistra del collage di oggi. A settembre 2011, lo stesso cratere viene ripreso dalla Narrow Angle Camera del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della Nasa, producendo 40 anni dopo la bellissima immagine sulla destra.

La scala delle 3 immagini è la stessa. Ma a parte il fascino storico, la qualità e il contenuto scientifico dell’immagine moderna è indiscutibilmente superiore: si va da una risoluzione di qualche metro per pixel fino agli odierni 0,3 metri per pixel.  Un incredibile miglioramento dovuto alla tecnologie delle nuove camere  ma anche ad una strategia di missione che permette di scegliere il momento, la posizione e l’inquadratura per ottenere la migliore illuminazione del suolo. L’immagine del 2011 è realizzata a un angolo di incidenza molto piu basso (per intenderci, con la camera che guarda di taglio e non il suolo direttamente sotto di sé) e con una illuminazione radente. Il risultato è evidente: l’illuminazione permette di distinguere chiaramente i dettagli all’interno del cratere, invisibili nelle immagini storiche.

E l’interpretazione di queste nuove immagini conferma sempre di più l’ipotesi fatta nei decenni scorsi, ipotesi che imputerebbe la diversa forma e le diverse caratteristiche del cratere ad una origine vulcanica e non da impatto.  L’ipotesi non è nuova, né particolarmente sorprendente  (vedi link). Infatti, a guardare bene,  Brayley G presenta tutte le caratteristiche di un cratere vulcanico: dalla forma non circolare, all’assenza del bordo sopraelevato (chiamato rim) ancora più evidente nella nuova foto, fino alla assenza dei detriti che si generano normalmente in un evento da impatto e che risultano ben visibili. Anche i nuovi dettagli oggi visibili all’interno del cratere vanno nella stessa direzione, come le linee concentriche visibili nella struttura che sembrerebbero essere dovute al collasso della bocca stessa del vulcano.

La rubrica “Immagini dal Sistema Solareè a cura della Southern Europe Regional Planetary Imaging Facility (SRPIF), la Fototeca NASA ospitata presso lo IAPS di Roma con la collaborazione dello Space Photography Laboratory (SPL), la Fototeca dell’Università dell’Arizona.