SPIEGATA L’ASSENZA D’ATTIVITÀ VULCANICA

La Luna ai raggi X

Il magma c’è, nel cuore del nostro satellite. Ma potrebbe essere talmente ricco di titanio da risultare troppo denso per risalire in superficie. La scoperta, pubblicata su Nature Geosciences, grazie all’analisi delle rocce del programma Apollo effettuata con il generatore di raggi X più potente che esista.

Buzz Aldrin intento a piazzare un sismometro sulla Luna durante la missione Apollo 11. Crediti: NASA

Perché non ci sono vulcani sulla Luna? Gli scienziati ne sono sorpresi: nonostante l’ultima eruzione vulcanica lunare risalga a miliardi di anni fa, i più recenti dati sismici mostrano infatti un’abbondanza di magma allo stato liquido nel sottosuolo del nostro satellite. Ma ecco che sull’ultimo numero di Nature Geosciences un team di ricercatori, guidati da Mirjam van Kan Parker e Wim van Westrenen della VU University di Amsterdam, avanza un’ipotesi in grado di spiegare l’assenza di attività vulcanica. Secondo gli autori dello studio, la bollente roccia fusa presente nelle viscere della Luna è semplicemente così densa, rispetto al materiale solido che la circonda, da risultare troppo pesante per risalire verso l’alto.

Quella dei ricercatori olandesi, in realtà, è già più che un’ipotesi. Per mettere alla prova il loro modello, messo a punto grazie ai dati rilevati dai sismometri lasciati sulla Luna all’epoca del programma Apollo, hanno anzitutto ricostruito in laboratorio il magma lunare, così da misurarne la densità. Il primo passo è stato quello di sintetizzare la roccia lunare in laboratorio, usando come “ricetta base” alcuni campioni dei 380 chili di roccia lunare presenti nei laboratori terrestri, anch’essi un lascito del programma Apollo. Poi, facendola attraversare da un’intensa corrente elettrica e comprimendola con una pressa, hanno sottoposto la roccia alle condizioni estreme presenti attorno al nucleo interno della Luna: una temperatura di circa 1500 gradi e una pressione superiore ai 45mila bar. Infine, hanno dovuto affrontare il compito più complesso: misurarne la densità. Un’impresa che ha richiesto una radiografia da record.

«Il campione di magma era talmente piccolo, e confinato in un contenitore così massiccio e assorbente, che abbiamo dovuto far ricorso ai più luminosi raggi X del mondo. Senza raggi X così potenti, non c’è modo di misurarne le variazioni di densità», dice  Mohamed Mezouar dell’ESRF, lo European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, la facility dove sono stati condotti i test. Dai dati ottenuti, combinati con simulazioni al computer, si è visto che il magma lunare, quanto a densità, è per la maggior parte simile a quello terrestre. Con un’eccezione: alcune piccole gocce di vetro ricco di titanio rinvenute nei campioni portati sulla Terra dall’Apollo 14, infatti, producono un magma di densità pari a quella delle rocce che formano l’attuale mantello lunare.

Questo tipo di magma, che si può formare solo in seguito alla fusione di rocce ricche di titanio, non può risalire in superficie. O, per lo meno, non nell’immediato. «In un lontano futuro, raffreddandosi e solidificando, il magma modificherà la propria composizione, diventando probabilmente meno denso delle rocce circostanti. E questo magma più leggero potrebbe riuscire a farsi strada verso la superficie, dando origine a un vulcano attivo sulla Luna», spiega Wim van Westrenen. «Sarebbe uno spettacolo straordinario! Ma per il momento è solo un’ipotesi, utile a sollecitare ulteriori esperimenti».

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