BIGNAMI: INTERVENGANO LE ISTITUZIONI LOCALI

Salviamo il Planetario di Torino

È ad un passo dalla chiusura il Planetario di Pino Torinese, mentre il quotidiano La Stampa parla di una cordata di imprenditori locali disposti a sostenerlo. Il Presidente Bignami ribadisce l'impegno dell'INAF e si appella alle istituzioni locali

 

La novità che riporta il quotidiano La Stampa nella sua edizione torinese è che vi sarebbe una cordata di imprenditori locali disposti a sostenere il Planetario. Vedremo. Nel frattempo vari sono stati gli appelli perché tale esperienza non abbia a terminare a partire dal Presidente dell’INAF Giovanni Bignami: “INAF ha fatto e sta facendo la sua parte con il proprio personale, perché INAF crede nel planetario di Torino, in chi lo dirige, e in generale è impegnato nel portare l’astronomia a tutti. Speriamo che anche le istituzioni locali sappiano fare la loro parte e che il Planetario si possa salvare. Mi impegno personalmente ad una grande conferenza pubblica al Planetario per il suo rilancio, appena sarà risanato”.

La scomparsa del Planetario e in più in generale la chiusura di Infini.to, ad appena quattro anni dalla sua inaugurazione appare l’ennesima pecca di un paese dove la cultura in generale, ma quella scientifica in particolare, appare sempre sacrificabile.

Infini.to è un moderno Science Center, un museo interattivo dedicato all’astronomia dove il pubblico di ogni età può divertirsi a “toccare con mano” la scienza, partecipando a numerosi laboratori, a visite guidate tematiche e osservazioni della volta celeste. Cuore pulsante di Infini.to è il suo Planetario, con un’offerta di 16 spettacoli tematici, vincitori di importanti riconoscimenti internazionali. La struttura ogni anno è visitata da oltre 40.000 persone. Il suo ruolo nell’ambito della comunicazione scientifica l’ha fatta diventare un punto di riferimento per centinaia di scuole diffuse sul territorio.

Infini.to collabora attivamente con l’Osservatorio Astrofisico di Torino dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Per la sua realizzazione sono stati investiti circa 11 milioni di euro. Conta su 11 dipendenti, altamente qualificati, laureati in fisica e specializzati nel campo della divulgazione scientifica. In questi quattro anni di vita hanno prodotto spettacoli per il planetario digitale, ideato e realizzato decine di laboratori per le scuole e per il pubblico, messo in scena spettacoli di teatro scientifico, aderito a diversi progetti internazionali che coinvolgono le maggiori agenzie spaziali del mondo (come NASA, ESA e ASI), l’American Association of Museums degli Stati Uniti e i più importanti planetari e musei scientifici italiani e mondiali.

Insomma ce ne è di motivi per ritenere che la sua chiusura non rappresenti un momento di progresso, ma, evidentemente, di arretratezza culturale.

Per quanti vogliano sostenere il Planetario e le sue attività sono stati aperti: una sottoscrizione: clicca qui! un forum online: clicca qui! una pagina facebook: clicca qui!