UN ITALIANO A CAPO DELLO STUDIO

Ricreati i campi magnetici del baby universo

È stato un italiano a Oxford ad aver ricreato in laboratorio i campi magnetici che si sono formati nell'universo bambino e, confermando alcune teorie, spontaneamente. Lo studio su Nature

I campi magnetici che esistevano nel baby universo sono stati ricreati in laboratorio. Il risultato, descritto su Nature, è coordinato dall’italiano Gianluca Gregori che lavora nell’università britannica di Oxford. La simulazione, possibile grazie a fasci laser molto intensi, dimostra che i primi campi magnetici del cosmo potrebbero essersi formati spontaneamente, come suggeriscono anche alcune teorie. Gli impulsi laser hanno permesso di creare condizioni simili a quelle che vi erano nell’universo giovanissimo, quando le galassie iniziavano a formarsi.

L’esperimento ha dimostrato che è probabilmente corretta la teoria attualmente più accreditata, secondo la quale un campo magnetico può scaturire spontaneamente dal movimento di particelle cariche di energia come il plasma, abbondante nello spazio. “L’idea è la seguente: assumiamo che ci sia un fluido con moto vorticoso. Se il fluido è un plasma, allora è possibile che queste cariche muovendosi nel fluido formino dei “circoli di correnti”, ha spiegato Gregori all’ANSA. “In un plasma – ha aggiunto – è presente un numero uguale di cariche positive (protoni se idrogeno) e negative (elettroni). Ma gli elettroni sono molto più leggeri dei protoni, quindi si muovono molto più velocemente. Questo, assieme al fatto che ci sono i moti vorticosi, permette il formarsi di circoli di correnti e quindi di campi magnetici”.

I campi magnetici, ha spiegato Gregori, si osservano un po’ dappertutto nell’universo: dalle galassie agli spazi vuoti tra ammassi di galassie. Ma che cosa ha prodotto questi campi? Si ipotizza che siano nati nella fase di formazione delle strutture dell’universo. Per instabilità gravitazionale, in questa fase i fluidi sono stati accelerati dalla gravità verso le regioni più dense dell’universo. Se il fluido è accelerato in modo supersonico allora si formano delle onde d’urto che generano moti vorticosi e quindi correnti e di conseguenza campi magnetici. “Nel nostro esperimento – ha concluso – abbiamo ricreato queste onde d’urto cosmologiche e dimostrato che effettivamente si generano campi magnetici”.