IN ATTESA DI CONOSCERE DOVE VERRA' COSTRUITO

Un anno d’oro per SKA

Nell' ultimo mese sono stati compiuti importanti passi sotto il punto di vista organizzativo, manageriale e scientifico per il progetto dello Square Kilometer Array, il più grande radiotelescopio che verrà costruito sulla Terra tra qualche anno. Dove? La decisione nel 2012.

Foto ricordo per il primo test interferometrico del radiotelescopio ASKAP effettuato il 17 dicembre scorso.Da sinistra a destra: Douglas Hayman (Senior Hardware Engineer), Aidan Hotan (ASKAP Commissioning Scientist) e Maxim Voronkov (ASKAP Software Scientist). Sullo sfondo le frange di interferenza appena ottenute.

È una chiusura d’anno da ricordare per il progetto SKA (Square Kilometre Array), il più grande radiotelescopio al mondo con le sue 3000 antenne che, insieme, funzioneranno come un unico grande e potentissimo rivelatore di onde. In attesa di sapere dove verrà costruito, decisione che verrà presa il prossimo anno, lo scorso novembre è stata fondata in Inghilterra l’Organizzazione SKA, un organismo indipendente, senza fini di lucro. La nuova società a cui hanno dato vita sette paesi, tra cui l’Italia, è stata creata per interagire formalmente con i partner internazionali e centralizzare la leadership dello Square Kilometre Array.

Passi importanti sono stati mossi dalla anche dalla comunità scientifica dell’INAF. Il 19 dicembre scorso si è svolta presso la Sede Centrale dell’Istituto a Roma una giornata di approfondimento su questo progetto e sugli ambiziosi obiettivi scientifici che esso si pone.

Ed è di solo qualche giorno fa l’ultimo, importante successo tecnologico e scientifico per la fase di avvicinamento alla concreta realizzazione di SKA. Il 17 dicembre sono stati infatti condotti con successo i test che hanno coinvolto le prime antenne del radiotelescopio ASKAP (Australian Square Kilometre Array Pathfinder), collocate in una zona desertica e disabitata dello stato del Western Australia e gestite dal Murchison Radio-Astronomy Observatory. Le prime osservazioni in modalita’ interferometrica di due antenne, una delle quali già equipaggiata con l’innovativo ricevitore PAF (Phased Array Feeds) hanno mantenuto in pieno le aspettative di tecnici e scienziati coinvolti nel progetto, riuscendo a riprodurre le prime frange di interferenza. La prova definitiva che tutta la catena di ricevitori, apparati elettronici ed elaborazione dati di ASKAP funziona alla perfezione. Quando raggiungerà la piena operatività, ASKAP sarà costituito da 36 antenne di 12 metri e avrà una superficie di raccolta pari al 10% di quella prevista per SKA (Square kilometre Array). Lo strumento e’ progettato per effettuare survey del cielo a grande velocità nella banda di frequenze compresa tra 700 e 1800 MHz.

Oltre alle sue indubbie qualità, ASKAP sarà un vero e proprio laboratorio in cui verranno utilizzati nuovi e rivoluzionari sistemi digitali, informatici e di trasporto dei segnali che contribuiranno allo sviluppo dello Square Kilometre Array. Qualora poi dovesse essere scelta l’Australia quale sito in cui verrà realizzato il radiotelescopio, sarà proprio la zona desertica dove sorge ASKAP quella che ospiterà anche il gruppo centrale di antenne che andranno a comporre SKA.

La comunità italiana (INAF e Università), è ampiamente coinvolta negli science key-projects già selezionati per ASKAP. In particolare partecipa attivamente alle attività di design study e di preparazione alle osservazioni scientifiche del key-project denominato EMU (Evolutionary Map of the Universe), nel quale ricopre diversi ruoli, anche di leadership. Il progetto EMU si prefigge di effettuare una mappatura dettagliata dell’intero emisfero sud nella banda radio a 1.4 GHz, con importanti l’obiettivi scientifici. Tra essi ci sono lo studio dell’evoluzione delle galassie con alta formazione stellare, dei buchi neri massicci dagli albori dell’universo ad oggi, lo studio della struttura su grande scala e dei parametri cosmologici dell’universo oltre che indagini sui processi di formazione stellare, delle supernovae e della struttura della Via Lattea.

 

Per saperne di più:

 

Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Galliani