INDIZI DELLA PRESENZA DI IDROCARBURI E NITRILI

Nuove molecole per Plutone

Cosmic Origins, il nuovo spettrografo a bordo del telescopio spaziale Hubble, osservando la superficie di Plutone ha rilevato la presenza di sostanze che provocano un assorbimento della luce ultravioletta superiore alle attese. Molto probabilmente, è la firma di nitrili e idrocarburi.

Plutone visto dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA, M. Buie/Southwest Research Institute

Mai così interessante come da quando gli hanno requisito il distintivo di pianeta. Stiamo parlando di Plutone: declassato a “nano” nel 2006, in attesa della visita – in programma per il 2015 – della sonda NASA New Horizons l’ex nono protagonista del Sistema solare sta sfornando una novità dietro l’altra. Ultima in ordine di tempo, scoperta grazie alla rinnovata strumentazione del telescopio spaziale Hubble, è la probabile presenza di molecole organiche complesse sulla sua superficie: per la precisione, idrocarburi e composti a base d’azoto, i nitrili. A svelarle, un eccesso anomalo nell’assorbimento della luce ultravioletta, registrato da Hubble grazie allo spettrografo Cosmic Origins.

Da tempo gli astronomi erano a conoscenza che, sulla superficie di Plutone, sono presenti  ghiacci di metano, monossido di carbonio e azoto. I composti chimici appena individuati potrebbero essere stati prodotti, ipotizzano i ricercatori, dall’interazione fra questi ghiacci e la luce solare, o i raggi cosmici.

A emozionare gli autori della scoperta, guidati da Alan Stern, del Southwest Research Institute di Boulder (Colorado), la possibilità che queste molecole siano almeno in parte responsabili del comportamento camaleontico di Plutone. Le osservazioni mostrano infatti che il pianeta nano sta cambiano colore: negli ultimi decenni tende sempre più al rosso.

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