DALL’ESA, UN ROVER MARZIANO AUTONOMO

Io esploro da solo

Un sistema per consentire ai futuri rover planetari di muoversi in completa autonomia, senza più necessità di comandi radio da Terra. Si chiama Seeker, è un prodotto del programma di ricerca StarTiger dell’ESA, ed è stato presentato ieri nel corso della Appleton Space Conference 2011.

Il rover della BAe Robotic, uno dei membri del team Seeker, in azione su un terreno marziano simulato.

Arrivare a percorrere almeno un chilometro al giorno. Questa l’ambizione del progetto Seeker. Un piccolo tragitto sulla Terra, un percorso lunghissimo su Marte. Come ben sanno i rover marziani della NASA, che per spostarsi di qualche miglio, dovendo ricevere ogni volta istruzioni da Terra, impiegano anni. Un limite al quale i futuri esploratori robotici immaginati dall’ESA non dovrebbero essere più vincolati, e questo grazie alle tecnologie che i ricercatori del progetto Seeker – membri di gruppi di ricerca e industrie di Regno Unito, Francia e Canada – contano di mettere a punto nei prossimi sette mesi.

A differenza dei sistemi precedenti, Seeker consentirà infatti ai futuri rover di esplorare Marte in modo totalmente indipendente e di calcolare con precisione la propria posizione sul pianeta. Non solo: saranno in grado di prendere decisioni in base all’ambiente circostante, di riconoscere e prevenire situazioni potenzialmente pericolose, e perfino di scegliere i siti più promettenti in cui avviare esperimenti in modo autonomo. Tutto grazie a tecnologie all’avanguardia nel campo dell’intelligenza artificiale, del rilevamento elettronico e dell’elaborazione di immagini. Senza alcun supporto dal centro di controllo della missione e, naturalmente, senza potersi avvalere di sistemi analoghi al GPS terrestre.

«Con il tempo che occorre ai segnali radio, almeno 30 minuti per viaggiare tra la Terra e Marte, per controllare i rover convenzionali», spiega il responsabile del progetto, Kim Ward, della RAL Space, «la capacità che avrà Seeker di lavorare autonomamente su un terreno ostile sarà un elemento cruciale per ampliare le conoscenze sul nostro vicino planetario». E già si prevede che la tecnologia Seeker avrà notevoli ricadute anche per potenziali applicazioni in ambienti inospitali qui sulla Terra.

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