IMMAGINI DAL SISTEMA SOLARE

Quelle strane depressioni di Mercurio

Le nuove immagini ad alta risoluzione della missione NASA Messenger mostrano strane depressioni sulla superficie di Mercurio. Agli scienziati il compito di formulare ipotesi sulla loro natura.

Potrebbe sembrare una delle numerose immagini di crateri scattate negli ultimi mesi dalla missione NASA Messenger. Questo mosaico racchiude invece una delle più recenti scoperte sul pianeta Mercurio. Per questo motivo, l’immagine ad alta risoluzione della Narrow Angle Camera è finita sul numero di Science del 30 settembre 2011.

Una immagine di Mercurio. Missione: Messenger. Credit: NASA/JHUAPL/CIW/AAAS/Science

La zona inquadrata è il bordo di un grande cratere da impatto di 170 km di diametro (vedi riquadro in alto a sinistra). La scoperta scientifica è segnalata dalle frecce che sottolineano la presenza di alcune depressioni di pochi chilometri di grandezza, irregolari, poco profonde e del tutto inaspettate. Alcune di queste depressioni presentano un interno luminoso (frecce bianche). I ricercatori danno a queste particolari formazioni un nome specifico, in inglese “hollow”, cavità, depressioni. Questo per distinguerle dagli altri crateri e valli osservati finora, originati da impatti o da attività vulcanica. L’origine di queste strane depressioni non è ancora nota, ma si pensa che probabilmente si siano formate in seguito all’evaporazione di sostanze volatili.

Proprio nel tentativo di fornire una spiegazione a questo e ad altri quesiti scientifici, Messenger sta realizzando una serie di immagini con la Narrow Angle Camera. Le immagini di questo strumento hanno una risoluzione molto più alta di quella con cui la sonda sta mappando l’intera superficie del pianeta (a 250 metri per pixel) e  un numero selezionato di zone scientificamente interessanti verranno studiate durante l’anno di lavoro della missione Messenger.

La rubrica “Immagini dal Sistema Solareè a cura della Southern Europe Regional Planetary Imaging Facility (SRPIF), la Fototeca NASA ospitata presso gli Istituti INAF IASF e IFSI di Roma (presto IAPS Roma), con la collaborazione dello Space Photography Laboratory (SPL), la Fototeca dell’Università dell’Arizona.