SCARICHE RIVELATRICI

“Sprites” in bottiglia

Le effimere scariche elettriche che si verificano nell’alta atmosfera non sono un fenomeno esclusivo del nostro pianeta. Uno studio dimostra che possono aver luogo anche su Giove, Saturno e Venere. E che possono rivelarsi interessanti anche per i biologi.

Li chiamano “sprites”: un termine che si può tradurre con “spiritelli”. Non si tratta, tuttavia, di piccoli fantasmi, anche se sono luminosi e appaiono all’improvviso per sparire quasi subito. Sono scariche energetiche, scintille che hanno luogo in quella regione dell’atmosfera denominata mesosfera, tra i 48 e gli 88 Km di altezza, uno strato che ancora non conosciamo in modo approfondito perché troppo alto per i palloni sonda e non regolarmente osservato dai satelliti.

Gli sprites, la cui esistenza è strettamente legata a quella dei fulmini, sono fenomeni estremamente effimeri (poche decine di millisecondi) ma capaci di svelare molti dettagli dell’ambiente in cui avvengono. Il colore di queste scintille indica quali molecole sono coinvolte, anche suggerendo la presenza di composti esotici, oltre a fornire informazioni sulle condizioni di conduttività.

Se queste apparizioni possono quindi essere considerate rivelatrici per quanto riguarda l’atmosfera terrestre, perché non andarle a cercare anche nell’atmosfera di altri pianeti come Giove, Saturno e Venere? È la domanda da cui sono partiti alcuni ricercatori dell’Università di Tel Aviv per dimostrare che queste scariche non sono un’esclusività della Terra. Ricreando in laboratorio, in appositi contenitori, le stesse condizioni presenti nelle atmosfere di Giove, Saturno e Venere, e utilizzando un circuito elettrico che genera impulsi a basso voltaggio, il gruppo di ricercatori, guidato da Daria Dubrovin, è riuscito a produrre scariche del tutto simili agli sprites osservati. “Siamo riusciti a imbottigliare gli sprites!” ha affermato la stessa Dubrovin. Ora che sappiamo che gli sprites possono apparire anche su altri pianeti, non resta che cercarli: ad esempio su Saturno, attorno al quale orbita la sonda Cassini, che potrebbe quindi ricevere le istruzioni per provare a individuarli. Sul pianeta con gli anelli, come pure su Giove, i fulmini hanno un’intensità pari a più di mille volte quella degli analoghi terrestri, quindi è ragionevole supporre di poter individuare anche gli sprites. Lo studio delle scariche elettriche dell’alta atmosfera, della Terra e degli altri pianeti, serve non solo dal punto di vista tecnologico, per sapere come equipaggiare al meglio le missioni spaziali che dovessero esserne investite, ma anche da quello biologico. I fulmini infatti posso innescare modifiche chimiche e contribuire a generare molecole organiche.

I risultati dello studio di Dubrovin e del suo gruppo sono stati presentati a ottobre nel corso del convegno European Planetary Science Congress, tenutosi a Nantes in Francia.

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