INTERVISTA ALLA RICERCATRICE DA BESTSELLER

Licia Troisi, l’astrofisica del Mondo Emerso

L’ultima sua opera, “Il sogno di Talitha”, è in vendita da nemmeno una settimana che già la regina del fantasy è pronta a dare alle stampe un nuovo lavoro. Solo che questo, sugli scaffali delle librerie, non sarà facile trovarlo: è una tesi di dottorato sul contenuto di elio nelle stelle primordiali.

Licia Troisi (fonte: www.liciatroisi.it)

A volte, nella vita, tocca scegliere. Prendete Brian May, il chitarrista dei Queen. Correvano gli anni Settanta quando Freddie Mercury, Roger Taylor e John Deacon gli diedero l’aut aut: o noi o la polvere zodiacale, argomento sul quale il musicista-astronomo stava lavorando per il suo progetto di Phd. E sappiamo com’è andata (la tesi, alla fine, l’ha poi terminata, ma nel mezzo ci sono stati una quarantina d’anni e qualche centinaio di milioni di dischi venduti). A volte tocca scegliere, dicevamo, ma non per tutti è così. Il prossimo 19 dicembre, quando si presenterà davanti alla commissione esterna per difendere la sua tesi, Licia Troisi, nonostante la ventina di romanzi all’attivo e un numero a sette cifre di copie vendute, avrà appena compiuto 31 anni – un’età perfettamente nella norma per una dottoranda, per di più già mamma.

Dalla saga del Mondo Emerso alla quadrilogia della Ragazza Drago, è dal 2004 che Licia sta facendo fantasticare centinaia di migliaia di giovani lettori e lettrici con le sue eroine battezzate con nomi di stelle. Un successo editoriale che comincia a ricordare un fenomeno come Harry Potter. Basti pensare che lo scorso 11 novembre, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Il sogno di Talitha, edito come gli altri da Mondadori, 130 librerie in tutt’Italia hanno programmato un’apertura serale straordinaria, alle 22.00, per soddisfare l’impazienza dei fan. Fra i mille impegni per la promozione del nuovo libro e la tesi di dottorato da consegnare, Licia è però riuscita a trovare il tempo per rispondere a qualche curiosità di Media INAF.

Partiamo dalla fine, da Il sogno di Talitha. È il primo volume d’una nuova serie, ambientato in un nuovo mondo – I Regni di Nashira – e con una nuova eroina: Talitha, appunto. Che personaggio è, rispetto alle protagoniste delle saghe precedenti?

Rispetto ad Adhara, Dubhe e anche Sofia è un personaggio molto più attivo, indomito e ribelle, quindi per certi versi simile a Nihal. A differenza di quest’ultima, però, si compatisce molto meno. Probabilmente la cosa rispecchia alcuni cambiamenti che ho notato nel mio modo di affrontare la vita.

Nihal, Dubhe, Talitha… tutti nomi di stelle. E ancora da una stella prendono il nome lo schiavo Saiph e lo stesso mondo in cui è ambientata l’ultima saga, Nashira. Lei scrive nel suo blog che “rappresentano un omaggio a questi anni  che ho dedicato all’astrofisica”. Come ci entra, l’astrofisica, nella nuova serie?

È molto più presente. Al momento della creazione di Nashira, una delle idee di base che ho usato per la costruzione del mondo è presa di peso dall’astrofisica; stavolta al centro dell’intreccio c’è un oggetto astronomico – non mi dilungo troppo sulla sua natura, o rischierei di svelare particolari della trama della saga – che è un vero e proprio motore dell’azione.

Fra pochi giorni terminerà di discutere – anzi, di difendere – la sua tesi di dottorato in astrofisica. Di che argomento tratta?

Il titolo è “A New Parameter to Estimate the Helium Content in Old Stellar Populations”. Si tratta di uno studio su un nuovo metodo proposto dal mio gruppo per la misurazione del contenuto di elio delle stelle antiche, quelle formatesi non molto dopo il Big Bang. La misura dell’elio è importante, perché è un test per i modelli cosmologici, permette di ricavare informazioni sull’Universo e la sua formazione. L’ho già difesa presso la commissione interna alla mia università, e adesso, il 19 dicembre, dovrò difenderla davanti alla commissione esterna. Il lavoro mi è stato proposto dal mio professore di laurea, l’ho trovata subito molto interessante e stimolante.

I normali dottorandi già reggono a mala pena la fatica e la tensione di dover scrivere la tesi. Lei, in contemporanea, ha sfornato un libro. Senza contare che è pure mamma d’una bimba, Irene, che sta per compiere due anni. Per dire: Brian May, in una situazione analoga, il PhD l’ha dovuto lasciare in pausa per una quarantina d’anni…

Beh, la musica ai livelli in cui la praticavano i Queen è più impegnativa della scrittura. Scrivere è un’attività solitaria, che si può praticare ovunque e a qualsiasi ora. Per questo sono riuscita a portare avanti tutte e due le attività. Certo, ho dovuto fare molti sacrifici, soprattutto sul piano dei rapporti interpersonali – ogni tanto i miei amici si lamentano che non ho mai tempo per loro – e, certo, finisce che si lavora anche dodici, tredici ore al giorno, sabato, domenica e vacanze comprese, ma ne è valsa la pena.

E ora, che succede? Scrittrice, astrofisica, entrambe?

Mi piacerebbe mettere insieme i miei due lavori: per tre anni, a cavallo della laurea, ho lavorato come divulgatrice presso l’Osservatorio Astronomico di Roma dell’INAF, e ancora oggi quando posso mi dedico alla divulgazione. Vorrei quindi mettermi alla prova in questo campo; è un ambito complesso, ma ho in mente un paio di idee e spero di trovare qualcuno cui possano interessare.

Per saperne di più:

Guarda e ascolta il primo capitolo del libro letto dall’autrice: