PHOBOS-GRUNT, SOLO TRE GIORNI PER RIMEDIARE

Un inizio da dimenticare

La sonda russa Phobos-Grunt è bloccata su un'orbita bassa. Sarà necessario capire perché non si è acceso il sistema di propulsione principale e ritentare la procedura. Ma il tempo stringe.

Per la missione Phobos-Grunt l’inizio è tutt’altro che promettente. Lanciata ieri sera dal Bakonur Cosmodrome in Kazakistan, la sonda russa ora si trova su un’orbita che non è quella prevista. E se non si riuscirà a rimediare entro i prossimi tre giorni, la missione sarà fallita. Le prime due accensioni dei razzi di lancio si sono svolte regolarmente, ma quando i radar hanno cercato la sonda ci si è accorti che era rimasta su di un’orbita bassa invece di trovarsi a una quota maggiore. Questo significa che non sono avvenute le successive accensioni del sistema di propulsione principale, che avrebbero dovuto portare la sonda a un’altezza maggiore e darle poi la spinta necessaria a iniziare il suo viaggio verso Phobos, una delle due piccole lune di Marte.

Una volta giunta a destinazione e aver orbitato per qualche mese attorno al satellite, la Phobos-Grunt sarebbe scesa sulla superficie e, tra i vari compiti, avrebbe prelevato e depositato dentro una capsula 200 grammi di materiale del suolo (grunt in russo significa proprio “suolo”). Il tutto sarebbe poi stato lanciato verso la Terra per arrivare nel 2014.

Per quanto bloccata nell’orbita sbagliata, per Phobos-Grunt non tutto è perduto. Adesso è fondamentale trovare al più presto la causa che non ha fatto scattare il comando di accensione e sperare che si possa rimediare in extremis. Se il problema fosse dovuto a un errore nel sistema di orientamento, o comunque fosse legato solo a un errore software, si potrebbe tentare di ripristinare il sistema, riposizionare la sonda nella giusta orientazione e quindi tentare di nuovo la procedura per il “lancio” verso lo spazio. Ma se il guasto fosse di natura hardware ci sarebbe poco da fare e l’Agenzia spaziale russa dovrebbe aggiungere un altro fallimento alla sua lista. Una lista che negli ultimi tempi sta crescendo troppo, facendo scivolare l’Agenzia e i suoi responsabili in acque sempre più turbolente.